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mercoledì, 28 maggio 2008

Giovanni - Il reclutamento

Grazie davvero. E intanto, passiamo al caso successivo...”
 
Il televisore si spegne improvvisamente.
L’uomo con il completo antracite posa il telecomando sul tavolo e si piazza in piedi di fronte a me.
“Perche’ siamo morti?”
Mi giro verso Riccardo che ha parlato, poi di nuovo verso l’uomo antracite.
“Perche’ se non vi facevamo morire noi, lo facevano loro, in modo molto piu’ definitivo.”
“Loro chi?” questa volta sono io a parlare, anche se faccio fatica a riconoscere la mia voce che e’ uscita, strana, dalla bocca improvvisamente secca.
“Ci sono tanti loro, tutti intrecciati in una fitta trama, anche se poi ognuno coltiva il proprio orticello privato, mescolando interessi personali o locali a quelli globali. C’e’ la banda che ha rapinato l’EasyMarket, ma dietro? Terrorismo, criminalita’ organizzata, multinazionali, banche, e su, su, fino a scalare la cima della piramide: fino alla politica.”
“Vorrebbe farci credere che dietro alla rapina c’e’ tutto questo?” Riccardo scatta in piedi, e’ rosso in faccia, arrabbiato come l’ho visto poche volte.
“Si’, ma di questo non dovete occuparvi, vi si chiede solo di ritracciare Marcolino e stabilire un contatto con lui. Dovete convincerlo a collaborare, ci serve una talpa all’interno della loro organizzazione.”
“Amico, tu sei matto!” mi alzo anch’io e mi avvicino al tipo. “Io non voglio essere coinvolto in questa storia, non ci guadagno niente a lavorare per voi, ho pagato i miei debiti con la giustizia, avevo una vita tranquilla, chi cazzo me lo fa fare di andare a inseguire i cattivoni per conto vostro? Figurati che neanche me ne frega di vendicarmi per quello che ho passato, voglio chiuderla qui, capito?!”
“Siediti. Ho detto siediti.” Ha un’aria autoritaria, mio malgrado ubbidisco. Mi sento frastornato.
“Forse non avete capito, voi non avete scelta, siete morti e dipendete in tutto e per tutto da noi. Questo e’ il referto medico, questo il certificato di morte, l’attestato di avvenuta cremazione, abbiamo pensato che cremarvi fosse un modo ironico per finire quello che l’incendio aveva iniziato,  e li’ sulla tv ci sono le due urne contenenti quello che resta di voi: cenere. Per la societa’ non esistete piu’, niente documenti, ne’ carte di credito, ne’ prelievi al bancomat. Non siete niente, non avete niente. In compenso, se i nostri comuni nemici sanno che siete vivi, di voi potrebbe rimanere meno ancora di quanto ci sia nelle urne.”
“Ma perche’ dovrebbero volerci eliminare?”
“Questo non lo sappiamo, forse avete visto qualcosa che non dovevate vedere o sapete qualcosa di cui non potete capire l’importanza. Sta di fatto che l’incendio all’EasyMarket e’ stato provocato per distruggere prove e testimoni, voi compresi.”
“Questo lo dice Lei.” ribatte Riccardo “Noi potremmo esserci capitati in mezzo solo perche’ eravamo li’.”
“E allora chi ha cercato di ucciderti in ospedale?”
“Cosa?!” sbraitiamo in sincrono.
“Qualcuno l’altro ieri notte si e’ introdotto in camera tua e ti ha sparato in vena una dose letale di un composto chimico usato nell’est asiatico come siero della verita’. Hanno cercato di interrogarti ma sono stati interrotti, La Signora Salviati e’entrata sul piu’ bello e ha messo in fuga il tuo killer. Era convinto di averti stroncato, altrimenti si sarebbe fermato e avrebbe ucciso anche lei. Invece, hai delirato per un giorno intero, con febbre altissima, ma abbiamo individuato in fretta il veleno e abbiamo fatto arrivare l’antidoto - tempo zero. Tu hai una fibra forte, te la sei cavata per la seconda volta, ma lo devi soprattutto a noi.”
“Ecco, non vedo perche’ rischiare una terza! Volete buttarci in pasto a quelli che ci vogliono morti!”
“No, modificheremo il vostro aspetto, vi forniremo una nuova identita’, una copertura, saremo sempre ad un passo da voi, vi proteggeremo.”
“Ma non potete andarci direttamente voi?” chiedo io, visto che tutta questa storia mi sembra sempre piu’ assurda.
“No, dovete andarci voi. L’aereo parte fra 27 minuti. Volo militare. Un’autoambulanza vi aspetta qui fuori, verrete fatti uscire con delle barelle, impacchettati come cadaveri.”
“Aspetta, aspetta, qui ci sono molte cose che non tornano, quella tipa, la cassiera, Matilde, non potete usare lei per arrivare agli altri?”
“Matilde e’ scappata, e’ riuscita a lasciare l’ospedale, pensiamo con l’aiuto di uno o piu’ complici. Naturalmente abbiamo tenuta segreta la notizia.”
“Ah ma siete in gamba! Lasciate che Riccardo venga quasi ammazzato e che Matilde scappi indisturbata! E noi dovremmo fidarci della vostra protezione? Sarebbe come girare in un poligono di tiro con un bersaglio dipinto sul culo!”
“Prima il caso era gestito dalla polizia, e’ solo dopo che hanno tentato di uccidere Riccardo che la questione e’ diventata di nostra competenza.”
“Si’, ma io non ho ancora capito voi chi cazzo siete!”
“Noi siamo i buoni, e questo tenetelo sempre bene in mente. Ora preparatevi, dobbiamo andare.”
“Io non mi muovo di qui.” Dice Riccardo.
“E io nemmeno!” spalleggio io.
“Voi siete attesi ad Amsterdam. Se preferite andarci sotto effetto di un narcotico non c’e’ problema, sarete dei cadaveri molto piu’ convincenti che da svegli.”
“Non abbiamo scelta, insomma.”
“No.”
“E Donatella?”
Gia’, e mamma? Mi giro a guardare Riccardo, strano si preoccupi di lei. Ah, vorra’ ringraziarla per aver dato l’allarme.
“La rassicureremo sulla vostra salute. E’ l’unica a sapere che siete ancora vivi. Ora datevi una mossa, l’aereo non puo’ aspettare i vostri comodi.”
autore: blogexperiment2 10:23 | link | commenti (5)
venerdì, 23 maggio 2008

Federica Sciarelli - Chi l'ha visto, Marcolino?

Interno studio. Panoramica. Zoom sul bancone. Primo piano sulla conduttrice.

“E adesso parliamo di un altro caso. Un mistero che sembra intrecciarsi con uno dei fatti di cronaca che più hanno colpito l'opinione pubblica nelle ultime settimane. Parliamo della rapina fallita al supermercato. Una rapina  diventata tragedia con la morte di quattro persone in un incendio, seguito all'esplosione di un ordigno rudimentale, che i banditi avevano con sé per cancellare ogni traccia. Così almeno hanno stabilito le indagini della polizia. Che però non hanno saputo dare spiegazioni, sulla presenza o meno sul posto di un giovane funzionario di banca di 27 anni”.

Stacco dell'inquadratura. Infografico con il volto dello scomparso, il nome e i dati anagrafici. Voce fuori campo.

“Una telefonata al suo capo, giunta quando la rapina era già in corso, ha contribuito a dare l'allarme. Ma non è stata trovata nessuna prova della presenza di Marco Castracane, questo è il nome del giovane scomparso, nel supermercato Easy Market. E da quella chiamata, di lui si sono perse le tracce”.

Stacco dall'infografico. Zoom rapido sullo studio. Primo piano della conduttrice.

“Vediamo la ricostruzione della sua storia, nel servizio di Rita Pedditzi”.

Zoom out, mentre gli occhi della conduttrice si posano sul monitor. Stacco dallo studio. Messa in onda del servizio registrato.

Esterno urbano.

Campo largo sulle pareti annerite e le vetrine frantumate di un supermercato, in modo che l'inquadratura comprenda i nastri bianchi e blu della polizia, che delimitano il luogo del crimine. Primo piano sull'insegna rossa e verde spenta con la scritta Easy Market.

Stacco.

Volto dell'inviata.

“Questo è un luogo che gli italiani hanno imparato a riconoscere. Tutti i giornali ed i telegiornali hanno mostrato l'Easy Market di via Marconi, nel giorno della tragica rapina che ha scosso la vita di una tranquilla città di provincia. Un fatto di sangue senza precedenti”.

Stacco su immagini di repertorio: vigili del fuoco che spengono l'incendio, ambulanze, poliziotti concitati, curiosi con le mani sul viso, per la paura e per ripararsi dal fumo.

“L'assalto a un supermarket in un'ora tranquilla, ma non abbastanza perchè non ci fossero clienti né dipendenti. I banditi prendono ostaggi. Ma qualcosa va storto, perchè l'allarme viene dato subito e la polizia interviene, circonda l'edificio e si prepara al blitz. Poi l'esplosione, improvvisa, che segna il terribile epilogo. Nel supermercato restano quattro cadaveri. Uno è un dipendente del supermarket. Un altro è un malvivente. Due sono identificati come clienti. Uno di loro è morto prima dell'esplosione, ucciso da una coltellata alla schiena, probabilmente perché aveva tentato di reagire. Altre due persone muoiono nei giorni seguenti in ospedale, in seguito alle gravissime ustioni riportate nell'incendio: si tratta di un altro dipendente e del direttore del supermarket”.

Stacco sulle macerie del supermarket, campo largo per mostrare i passanti che oltrepassano veloci il luogo del crimine, ormai disinteressati. Voce fuori campo dell'inviata.

“Le indagini continuano, nel più stretto riserbo. Per ora risulta indagata soltanto una dipendente del supermercato, Matilde Satta, rimasta ferita anche lei nell'esplosione. Si sospetta che sia una complice. O almeno una basista. Ma s'immagina che uno, forse due banditi siano fuggiti nei concitati momenti dopo lo scoppio, riuscendo a far perdere le proprie tracce”.

Stacco su una via di un quartiere di periferia. Panoramica su un agglomerato di condomini. Zoom sul balcone del quarto piano di quello più vicino.

“In quegli stessi momenti, si perdono le tracce di Marco Castracane, per tutti Marcolino. Ventisette anni, una vita tranquilla e nascosta, un impiego in banca, pochissimi amici, la musica e il computer come hobby, quella mattina era uscito come al solito per andare al lavoro, alla filiale numero due dell'istituto di credito cooperativo di via Giacomo Leopardi”.

Stacco sulla banca. Prima l'esterno, poi l'interno. Primo piano di un uomo calvo e grassoccio, seduto a un'elegante scrivania. Sovrimpressione: Giuseppe Tremonti, direttore della banca.

“Direttore, quel giorno potrebbe essere lei l'ultima persona ad aver visto Marco Castracane”.

“Credo di sì. Siamo usciti insieme dall'ufficio, intorno alle 12,45. Appena fuori dalla porta della banca, le nostre strade si sono separate, come al solito. Io sono andato a mangiare al bar, lui nella direzione opposta. Credo che ogni giorno tornasse a pranzare a casa”.

“Era più strano del solito? Le ha parlato di qualche cosa in particolare?”

“Strano? No, direi di no. Marcolino è sempre stato di poche parole. Un gran lavoratore. Ma un ragazzo timido, molto riservato. Si faticava a fargli alzare lo sguardo dal monitor, quando era in ufficio. Non avrebbe mai confidato né a me né a nessuno dei colleghi se avesse avuto qualche preoccupazione particolare”.

“Ci parli della telefonata. Perchè lei è senza dubbio l'ultima persona ad averlo sentito”.

“Credo fosse più o meno l'una e mezza, quando ho ricevuto un sms sul mio numero di cellulare. Era di Marco e parlava di una rapina all'Easy Market, e diceva di chiamare la polizia. Gli ho telefonato subito. E mi ha risposto. In sottofondo c'erano rumori forti, voci e qualcos'altro, ma la linea era molto disturbata, lo sentivo a stento. Lui ha ribadito che non era uno scherzo, e di chiamare la polizia”.

“E lei che cosa ha fatto?”

“Ho chiamato subito il 113. Mi hanno risposto che avevano già ricevuto l'allarme e che le squadre erano sul posto. Poi ho riprovato a chiamare Marco. Ma il cellulare non dava segnale. Ho provato e riprovato, anche quando sono tornato in ufficio. Sapevo dai notiziari e da internet che la rapina era finita malissimo. E temevo che Marco fosse rimasto intrappolato dentro, visto che non era tornato al lavoro”.

“Ha avvisato qualcuno?”

“Ho richiamato la polizia, raccontando della telefonata e chiedendo se avessero notizie di lui tra le vittime o i feriti. Mi hanno fatto fornire una sua descrizione sommaria. E mi hanno rassicurato, dicendo che nessuno tra i quattro morti sembrava rispondere alle sue caratteristiche. E' stato un sollievo”.

“Ma presto è tornato a preoccuparsi...”

“Sì. Non quel giorno. Ho immaginato che avesse visto la rapina, avesse cercato di dare l'allarme e che poi non fosse venuto al lavoro, per lo shock, o la paura. Sarebbe stato nel carattere di Marco, fare una cosa del genere. Ma quando il giorno dopo non si è presentato in ufficio, ho chiamato a casa sua, a metà mattina. Mi ha risposto la madre, in lacrime. Piangeva così tanto che non riuscivo a capire che cosa diceva. Alla fine mi ha spiegato che non era tornato a casa, quella sera. E che non rispondeva al telefono. E non si era fatto vivo con nessuno. Le ho chiesto se sapeva della rapina. E mi ha detto di sì, che aveva ricevuto un sacco di telefonate, di persone che avevano ricevuto il messaggio via cellulare di suo figlio. Uguale al mio. Allora le ho suggerito di rivolgersi alla polizia. Sapevo che l'avrebbero almeno tranquillizzata sul fatto che non era lì dentro”.

Stacco. Le immagini tornano ai condomini di periferia. Zoom sul portone d'ingresso. Zoom più stretto sul nome Castracane, scritto sul citofono. Zoom out per inquadrare l'inviata, che indica l'ingresso.

“Questa è l'abitazione di Marco Castracane e di sua madre Antonietta. Vivono da soli da moltissimo tempo, da quando cioè il signor Castracane è morto, per un tumore, quando il figlio aveva solo cinque anni. Nel quartiere li conoscono tutti. E tutti non si capacitano della scomparsa di Marcolino. Troppo tranquillo, troppo timido, troppo affezionato a sua madre, ai suoi affetti, per fare un colpo di testa. Se lo ha fatto, se davvero se n'è andato – dicono – lo ha fatto perchè lo hanno costretto”.

Inquadratura su un pianerottolo. Porta socchiusa. Donna dietro la porta, con tuta da ginnastica, bigodini e grembiule da cucina. Sovrimpressione: Lucilla Marzi, vicina di casa.

“Marcolino era un pezzo di pane... cioè, è un pezzo di pane... scusi sa, l'emozione... che lui è ancora vivo. Di questo sono sicura. Marcolino non è uno che si caccia nei guai. E' vero, non aveva tanti amici, non usciva quasi mai se non per andare al lavoro. Ma era così tranquillo. E bene educato...”

Stacco. Interno di un piccolo appartamento. Zoom sulle foto disposte in bell'ordine su una scrivania. Un bambino con gli occhiali, la giacca, la cravatta e i capelli con la riga da una parte. Alto alto, con le braccia lunghe lunghe, fuori proporzione. Accanto un bambino che gioca con il trenino. Ancora accanto, la foto a colori un po' sbiaditi di un matrimonio. E poi il primo piano di un omone sorridente, con la faccia di Marcolino, ma più rotondo. E meno timido. Voce fuori campo dell'inviata.

“Un ragazzo bene educato, tranquillo, con pochi amici e nessun grillo per la testa. L'unico amore e il solo sostegno di Antonietta, sua madre. La donna ha accettato di mostrarci la sua casa, ma non ha voluto parlare”.

Stacco sul viso coperto da una mano di una donna, con i capelli mossi e bianchi.

“Troppo il dolore, troppa l'emozione, per farlo davanti a una telecamera. Ma a microfoni spenti, ci ha messo a parte di tutti i piccoli segreti di Marcolino”

Stacco su una stanza. Un letto singolo, colorato, da bambino. Un computer sulla scrivania. Mille cavi per la connessione internet, le casse, la stampante. Il porta cd stipato di videogiochi, dischi masterizzati, dischi di programmi. I poster alla parete. Guerre Stellari. E Irene Grandi. Una. Due. Tre volte Irene Grandi.

“Ecco il piccolo mondo del giovane Marco Castracane. Finito il lavoro in banca, questo era il suo nido, il suo rifugio. Questo era il computer, dove passava il tempo tra internet e videogiochi. E Irene Grandi era la sua vera passione. Marcolino era il suo nickname, il suo soprannome, nel forum via web dei fans della cantante fiorentina”.

Stacco sulla home page del sito

“Era uno degli utenti più attivi. Ma dal giorno della rapina, nessun messaggio. Abbiamo contattato gli utenti del forum, ma hanno appreso da noi della sua scomparsa. Anche se in molti si sono stupiti della sua improvvisa inattività nelle discussioni, che ha coinciso con l'inattività di un altro degli utenti più attivi. Tanto che qualcuno ha sospettato che Marco Castracane avesse due identità su internet, quella di Marcolino e quella di AngeloCustode. Ora sul sito è comparso un appello”.

Stacco sul messaggio del sito.

“Chiede a entrambi di tornare presto. E l'intenzione degli utenti è di coinvolgere in un appello anche la loro cantante preferita”.

Stacco su due poliziotti in divisa, affaccendati attorno alle macerie dell'Easy Market.

“Sulla sorte di Marco Castracane, ha cominciato a indagare anche la polizia. Non subito, come è prassi quando a far perdere le proprie tracce è un maggiorenne. Ma, nonostante il muro di riserbo che circonda la vicenda della tragica rapina, gli investigatori hanno fatto capire che hanno cercato tracce anche di Marcolino”

Primo piano di un uomo in giacca e cravatta, stanco, pallido e con le occhiaie da ispettore Derrick, solo più giovane. Sovrimpressione. Commissario Cecchi, squadra mobile della polizia.

“Abbiamo avuto segnalazione dei messaggi e della telefonata del Castracane, che lanciava l'allarme sulla rapina. Ed abbiamo verificato, tramite l'analisi delle celle gsm, che effettivamente è partita da una zona che possiamo collocare in un raggio di 200 metri dal supermercato. Ma è quella l'ultima traccia lasciata dal suo cellulare. Di certo, l'individuo non ha lasciato tracce nemmeno all'interno del supermercato. La scientifica non ha trovato nulla che lasciasse presumere la sua presenza lì dentro. Ed abbiamo analizzato minuziosamente ogni residuo, per quello che il terribile incendio ha lasciato intatto, ovviamente. Abbiamo controllato registri degli alberghi, degli aeroporti, movimenti delle carte di credito e dei bancomat dei suoi conti. Ma non abbiamo trovato nulla. Ora abbiamo inviato la sua foto a tutte le questure d'Italia. E il suo nome e profilo sono nel registro delle persone scomparse”.

“Ma commissario, possiamo escludere che Marco Castracane abbia avuto un qualsiasi ruolo in quella rapina?”

“Assolutamente sì. Possiamo escluderlo. Ma, mi perdoni, di più sulle indagini non posso dire. Siamo in una fase molto, molto delicata”.

Stacco. Esterno del supermarket. Voce fuori campo.

“Dunque la vicenda di un giovane e tranquillo impiegato di banda s'intreccia alla tragedia della rapina fallita, con sei morti. E mentre prove e indizi di una vanno in fumo in un incendio, le tracce di lui scompaiono nel nulla. Senza lasciar capire quanto la rapina e la sorte di Marcolino Castracane siano legate”.

Stacco. Immagini dello studio. Primo piano di Federica Sciarelli.

“Riepiloghiamo dunque i dati di questo caso. Stiamo cercando Marco Castracane”

Stacco. Infografico con la scheda dello scomparso.

“Ha 27 anni, è alto poco più di 1,80 ed è di corporatura longilinea e snella. Porta occhiali da vista ed ha occhi e capelli castano scuri. Nel giorno della scomparsa indossava un completo con giacca grigio scuro, pantaloni neri, una camicia celeste e una cravatta rossa. E' stato visto per l'ultima volta alle 12,45 circa del 13 aprile, all'uscita della banca in cui lavorava, la filiale 2 dell'istituto di credito cooperativo. Ma si sa che era nei dintorni del supermercato Easy Market di via Marconi, nei momenti concitati della rapina sfociata in tragedia, del 13 aprile scorso. Chiunque lo avesse visto, ovviamente, è pregato di contattarci”.

Stacco. Campo largo sulla conduttrice.

“Ma ora dobbiamo occuparci di un altro caso. Anzi, prima c'è una telefonata. Pronto?”

“Pronto?”

“Buonasera. Di quale caso ci vuole parlare?”

“Di quello dell'impiegato della rapina”.

“Sì... dunque, il caso di Marco Castracane che abbiamo appena finito di analizzare. Ci dica”.

“Credo di aver visto quel ragazzo”.

“Dove e quando?”

“Sabato. L'altro ieri. Ero ad Amsterdam con un gruppo di amici per una gita sociale. E in un bar vicino all'università c'era quel ragazzo”.

“Gli ha parlato?”

“No. Cioè sì. Nel senso che lui era uno dei baristi. E quando il tizio dietro il bancone ha capito che eravamo italiani, ci ha mandato lui”.

“Quindi la persona che ha visto fa il barista ad Amsterdam. Ma avete parlato?”.

“Nulla di più che prendere le ordinazioni. Ci ha salutato, gentilmente, ci ha servito da bere e poi se n'è andato. Non ci ha detto il nome. Però somiglia a quel ragazzo nella foto”.

“Ecco, le mostriamo di nuovo la fotografia”.

“Guardi... gli occhiali e i lineamenti sono identici. Ma aveva i capelli più corti, pettinati all'indietro e tinti un po' di biondo”.

“Si ricorda il nome del bar?”

“No, ma posso indicare dov'è”.

“Bene, molto bene. Le chiedo di restare in linea e di lasciare tutti i dati al nostro centralino. Grazie. Grazie davvero. E intanto, passiamo al caso successivo...”

autore: SerialLicker 17:20 | link | commenti (3)
martedì, 13 maggio 2008

Riccardo - Freddo

Sento freddo. Forse è il quasi buio o forse no. Schizzi di luce intermittente verdolina quasi impercettibili, ma fastidiosissimi, non mi lasciano dormire. Vorrei che Donatella fosse qui. Vorrei che ci baciassimo adesso. Vorrei succhiarle i capezzoli. Vorrei che si chinasse su di me. Ma è notte e Donatella non verrà. Non è venuta neanche oggi. In ogni momento della giornata, in ogni ora della giornata, ormai da giorni attendo che la porta si apra. Perché ancora non ho potuto vederla? Cosa è successo?

Osservo il cellulare. Lo faccio a intervalli regolari. Controllo se c’è campo. Ho mandato dei messaggi, ma niente risposta. E’ come se non esistessi. O è come se non esistesse lei. Eppure sono sicuro che verrà, magari quando meno me lo aspetto. Magari proprio adesso. E’ quello che mi ripeto da ore. Da giorni. Mi lascio andare. E’ così che si fa. Bisogna saper riposare, bisogna sapere rilasciare i muscoli del corpo e sprofondare nel sonno.

Una luce lentamente aumenta gradualmente nella stanza. Viene da fuori. E’ la porta che si apre. Vedo solo una sagoma scura, ma riesco a distinguere chiaramente Donatella. Si avvicina.

“Finalmente sei qui.”
“Si amore mio. Sono qui.”
“Perché solo ora e perché a quest’ora?”
“Non è stato facile.”
“La polizia?”
“Si certo. Ma tutto procede tranquillamente. Stai tranquillo”
“Da me non hanno saputo nulla”
“Si, lo so”

Mi appoggia una mano sulla fronte. E’ strano la sento fredda. O forse ora sono io che sono caldo.

“La polizza?”
“E’ tutto a posto. Adesso devi riposare”
“Sai che ti ho pensato tanto?”
“Anche io”
“Ho spesso immaginato che entrassi da quella porta. Una volta avevi il vestito blu con le righine bianche. Te lo ricordi. Non avevo mai immaginato che potessi arrivare nel cuore della notte. Così all’improvviso. Una volta ti ho visto che entravi dalla finestra. Di giorno però. Mi dicevi che era tutto a posto. La polizza era al sicuro. Un’altra volta sei uscita da sotto il letto. Eri nuda e abbiamo fatto l’amore. Ti ho pensato tanto in questi giorni. Quasi non ho dormito pensando a te.”
 

E’ notte profonda. Un leggero, flebile chiarore nella stanza 14 del reparto grandi ustionati.
Una luce lentamente aumenta gradualmente nella stanza. Viene da fuori. E’ la porta che si apre. Vedo solo una sagoma scura, ma riesco a distinguere chiaramente Donatella. Si avvicina.

“Finalmente sei qui.”
“Si amore mio. Sono qui.”
“Perché solo ora e perché a quest’ora?”
“Non è stato facile.”
“La polizia?”
“Si certo. Ma tutto procede tranquillamente. Stai tranquillo”
“Da me non hanno saputo nulla”
“Si, lo so”
“Come sta Giovanni?”
“E’ morto. Giovanni è morto”
Scoppia a piangere. L’incendio dell’Easy Market. Non ce l’ha fatta. Mi si avvicina. Provo ad abbracciarla.
“Ho spesso immaginato che entrassi da quella porta. Una volta eri nuda e abbiamo fatto l’amore. Poi mi hai detto di Giovanni. E sei scoppiata a piangere.”

Non capisco. Sento freddo. Forse è il quasi buio o forse no. Schizzi di luce intermittente verdolina quasi impercettibili, ma fastidiosissimi, non mi lasciano dormire. Mi sembra che tutto sia un continuo deja vu. Vorrei davvero che Donatella fosse qui. Ma di notte non entra nessuno in stanza. Tranne l’infermiera.
Eccola. Si avvicina. Nella penombra percepisco che non è nessuna delle infermiere di turno.

“Donatella ho sempre sognato di vederti vestita da infermiera”
“Non fare il cretino.”
“Dico davvero”
“Non era facile venire a trovarti senza che qualcuno sospettasse qualcosa”
“La polizia?”
“E’ tutto sotto controllo”
“E il bottino?”
“Al sicuro.”
“Questa volta ci cambierà la vita”
“Ne puoi star certo”
“Baciami.”
Avvicina le sue labbra alle mie. Le sento fredde o forse sono io troppo caldo.

“Adesso devi prendere le pillole”
“Si è vero.”
Mi porge delle pillole; come farebbe una vera infermiera.
Inghiotto.
Mi passa un panno umido sulle labbra. E’ sempre premurosa con me Donatella.
Mi dice: “Ora dormi, Riccardo. Ora puoi riposare”. Si alza dal letto su cui era seduta, qui vicino a me. Se ne va lentamente.

E’ notte. Respiro a fatica. Il ricordo di Donatella. Ricordo ogni suo singolo passo. La vedo e la rivedo andare via nella sua uniforme da infermiera. Ricordo, ricordo, ricordo. Col fiato sempre più corto. Ricordo, ricordo, ricordo. Sempre più fatica nel respiro. Fino a non ricordare più.

Freddo.

 

 

 

 

autore: Calamar 00:50 | link | commenti (5)
mercoledì, 07 maggio 2008

Bruno - la soffiata

Parcheggio a 200 metri dall’EasyMarket.
I muri sono completamente anneriti. Una saracinesca e’ stata danneggiata dall’esplosione, basta poco per entrare. La strada e’ tranquilla, non c’e’ in giro un’anima.
Sto per scendere quando squilla il cellulare. Il numero chiamante non appare sul display.
“Pronto.”
“Lascia perdere i soldi, e’ una trappola.”
Riconosco subito la voce.
“Ne sei sicuro?”
“Ti ho mai dato informazioni false? Ho una talpa, hanno montato tutto per prenderti con le mani nel sacco.”
“Allora i soldi li hanno recuperati loro?”
“Ufficialmente i soldi sono bruciati nell’incendio. Ufficiosamente sono all’estero.”
“Cosa devo fare?”
“Sparire, questa sera stessa.”
“Destinazione?”
“Olanda. Ti richiamo io quando ho organizzato tutto.”
“Ok.”
“Viaggia in treno, in aereo e’ troppo pericoloso.”
“Si’, era scontato.”
“Mai dare nulla per scontato. Tu hai dato per scontate troppe cose e stavi per farti beccare. Non e’ da te. Ricorda che nel nostro lavoro non esistono amici, ne’ parenti, ne’ figli.”
“Cosa vorresti dire?”
“Io non dico niente. Tranne che la punto grigia parcheggiata all’inizio della via e’ occupata da due agenti che stanno sorvegliando l’EasyMarket. Se ti seguono, seminali.”
“Ok, grazie, a buon rendere.”
Non mi saluta neanche e mette giu’.
Riparto a fari spenti. La punto non si muove. Ho lo sguardo piu’ sul retrovisore che sulla strada. Nessuna macchina mi segue. Non vado direttamente in stazione. Faccio un po’ di giri strani, stradine, una in contromano,  ma non vedo niente di sospetto. Lascio la macchina nel primo buco libero vicino alla fermata del metro’. Compro un biglietto alla macchinetta e mentre mi avvio ai binari scannerizzo ogni angolo, radiografando le poche persone presenti: un barbone, quattro ragazzotti un po’ bevuti, un extracomunitario con un borsone, seduto sulla panchina.
Cinque fermate. Stazione. Anche qui solite facce da stazione di notte. Tutte brutte. Incrocio due della Polfer, non mi degnano di un’occhiata e vanno a far sgombrare un barbone che dorme accanto alla profumeria. Probabilmente turbava il loro senso estetico. In biglietteria ci sono solo due casse aperte e zero fila, ho l’imbarazzo della scelta. Vado da quello piu’ vecchio. Ho fortuna, c’e’ un treno per Milano fra un quarto d’ora. Li’ poi faro’ un altro biglietto, per Amsterdam. Contanti. Non giro mai senza. E neanche senza un documento di scorta. Butto la carta d’identita’ dello psicologo dopo averla fatta in pezzi e divento tecnico specializzato. Sono il tecnico di un’industria elettronica che va a fare un corso di aggiornamento presso la casa madre in Olanda.
In edicola compro una guida di Amsterdam e un vocabolario tascabile italiano-olandese. Fino a quando non mi richiama, sono in vacanza.
 
autore: blogexperiment2 16:05 | link | commenti (4)
giovedì, 24 aprile 2008

Marcolino - In vacanza (da una vita)

“Tickets?”
“Oh, esci i biglietti”
Lo spintone mi sveglia. Mezzo addormentato, mi frugo nelle tasche. Non ho mai indossato questo giaccone prima. Me lo ha procurato Materazzi Salvatore, prima di mettermi su questo treno per il Nord. Guardo fuori, mentre cerco prima gli angoli dove sono le tasche e poi quella in cui ho messo il biglietto.
“Italians?”
“Yes” sorrido io, cercando di fare la faccia rassicurante. Materazzi Salvatore e quello che chiamano Lu, uno che non mi ricordo fosse in classe con noi, lo squadrano, bruciandolo con gli occhi. Lui forse non conosce il linguaggio dei segni delle periferie italiane. E non smette di sorridere, mentre continuo a cercare.
“Tofe andate?”
“Amsterdam” dico io. E Materazzi Salvatore mi mozza il fiato con una gomitata. Ah già. Stiamo scappando. Non è il caso di dire dove. Ma io non sono mai stato un ricercato prima d'ora. A dirla tutta, non mi cercava nessuno. “E Nord Europa. Holiday with my friends”.
Chissà perchè gli ho parlato in inglese. Ma il controllore con la giacca rossa delle ferrovie svizzere deve aver capito. Guarda i miei amici e annuisce. Gli porgo i biglietti, finalmente. Quello che chiamano Lu sospira, si stringe nella giacca e torma a dormire. Materazzi Salvatore non mi perde di vista. Ancora non si fida di me. Però deve farlo. Del resto io sono la sua assicurazione. E lui la mia. Lui non dice a nessuno che io ho ammazzato un uomo. Io non dico a nessuno che so dov'è il bandito più sanguinario della rapina al supermercato con i morti.
“Puon fiaggio” dice il controllore, restituendomi i biglietti. Poi sparisce, così ci lascia dormire.
Materazzi Salvatore si appisola. Ma so che dorme con un occhio solo. Come i cowboys nelle notti dei coyote. Come i soldati in trincea. Come chi ha qualcosa da nascondere. E da temere. Nel retrobottega della tipografia dell'ex socio, dove ha lasciato la pistola e i miei vestiti sporchi di sangue e fumo, e i suoi intrisi di calcinacci, si è fatto dare anche la polvere bianca. Cocaina. L'ha aspirata con rabbia, con fretta, con avidità. Come quelli che trovano l'acqua dopo tre giorni nel deserto. E poi parlava, senza smettere mai, come una radio.
“Cazzo, siamo vivi... cazzo, ti rendi conto? Non abbiamo tirato su un soldo, ma siamo vivi, puttanatroia. Porcozzio, vivi, capisci? Bruciava tutto, il fumo che non si respirava, e siamo qui a raccontarlo”. Non è che lo dicesse a qualcuno. Parlava da solo. Si sfogava. Superava l'ansia.
L'amico della tipografia aveva da fare. Vestiti per tutti, quattro soldi, un nascondiglio per le pistole dei miei nuovi amici, un telefono per chiamare il Tato in Olanda. “Arrivano in tre. Devono stare riparati per un po'. Poi possono aiutarti. Sal lo conosci. E anche Lu. Il terzo non so come si chiama. Ma Sal garantisce per lui”.
Guardo fuori dal finestrino. L'Olanda. Amsterdam. Lontano. Dimenticare. Fuori è buio. Non si capisce nemmeno se siamo all'aperto o in galleria. O forse sì. Se fossimo in galleria, ci sarebbe il rumore che rimbomba. Però nemmeno una luce. Nemmeno una stazione, nemmeno una città. Chiudo gli occhi. Dovrei essere eccitato, nervoso, preoccupato. E allora perchè sono tranquillo?
Ripenso all'inferno. A quello che mi ricordo. Matilde che se ne frega di tutti e viene a carezzarmi, mentre piangevo. Gli altri impazziti di rabbia. Le pistole puntate. La prima esplosione. Le prime fiamme. Matilde che si abbandona, senza forze, sulla mia spalla. La testa che le sanguina, colpita da una scheggia dura. Le sue gocce rosse che si mischiano a quelle del bastardo, sulla mia maglietta. Io che cerco di portarla via, ma sono debole. E terrorizzato. Materazzi Salvatore che grida “DI QUA... DI QUA... QUA C'E' IL NOSTRO BUCO DEL PIANO B...”. Quello che chiamano Lu che viene da noi, con una mano sulla bocca e una sul petto di Matilde. “E' viva. Tu, o con noi o crepi qui”. Io che mi alzo e lo aiuto a portarla di là. La porta dell'ufficio che si chiude. Le altre esplosioni. L'inferno dietro. Il buco nel muro, che Materazzi Salvatore apre con un calcio, come se fosse un supereroe. E poi s'infila. E poi io, strisciando tra un martello e un piccone e i resti dei mattoni rotti. E poi tiriamo dentro Matilde. E poi arriva quello che chiamano Lu. E poi lasciamo Matilde. “La troveranno loro. Non ci capiranno nulla. Lei non dirà un cazzo”.
E poi scappiamo. Dal retrobottega del negozio di parrucchiera. E poi via, via, via. Vicoli. Stradine. Scorciatoie. Posti che non ho mai visto. Loro che non parlano e corrono. E mi tengono in mezzo, perchè non mi venga in mente di scappare. E poi, una vita dopo, o forse solo un paio di minuti, quella porta chiusa. Materazzi Salvatore che bussa con il calcio della pistola. L'amico che apre. “Facci entrare, è un'emergenza”. Il fiatone. Il pavimento freddo. L'odore di bruciato nelle narici. Il sudore. Il sangue. Materazzi Salvatore che mi spiega il piano: “Tu... vieni con noi. Saremo la tua ombra. E tu la nostra”. La mamma. So che non posso avvisarla. So che presto mi cercherà. Ma la polizia non li cerca i maggiorenni. Non subito. E chi sapeva che ero al supermercato? AngeloCustode. Ma sappiamo che fine ha fatto. E poi il mio capo. Ma non può immaginare che fossi proprio dentro. Dentro, non mi ha visto nessuno. Escluso Materazzi Salvatore. Quello che chiamano Lu. E Matilde. Gli altri sono morti. Nell'inferno. Insieme alle prove di un omicidio. Nemmeno Gill Grissom e Horatio Caine insieme troverebbero una briciola, che collega me a quel coltello. E poi quale coltello? Sarà bruciato anche lui.
Omicida. E impunito. E fuggiasco. E allora perchè, perchè sono tranquillo? Perchè sento il sangue che pulsa nelle mie arterie? E sento la forza che mi dà? Nel dormiveglia stringo un pugno. E immagino di avere ancora in mano un coltello. Ecco perchè sono vivo. Mi sono ribellato a qualcosa, per una volta. Non è andata come doveva andare. Non l'ho data vinta al primo infame che voleva decidere per me. Che voleva tirarmi dalla sua parte. Che dovevo fare contento. Non mi andava. E l'ho spinto via. Anzi, cancellato. Con un coltello. E' andata come volevo io. Come ho deciso io. E d'ora in avanti, sarà così. Sempre.
Apro gli occhi e guardo il riflesso del mio sorriso sul vetro. Sullo sfondo, le luci di una piccola stazione della Svizzera del Nord. Il treno ha rallentato ma non riesco a leggere il nome del paesino, sul cartello. Guardo l'ora. Fra poco saremo a Basilea. Tempo di scendere, e di cambiare treno. Poi Amburgo. E poi l'Olanda. Amsterdam, sto arrivando. Con la mia nuova vita. E il mio nuovo nome. L'ho già scelto. Mi chiamerò Angelo. Angelo della morte. Quella di Marcolino. Perito in una rapina finita male in un supermercato di una città tranquilla.
Nella testa suona allegra una canzone, della mia vecchia esistenza. “Vivo in vacanza da una vita... che è la mia...”
autore: SerialLicker 12:15 | link | commenti (2)
martedì, 22 aprile 2008

Donatella e il commissario...

-Signora Salviati. Venga, il commissario le vuole parlare.

L'agente mi scorta fino all'ufficio. Entro e il commissario mi accoglie con una stretta di mano.

- Si accomodi. Prego. Carpi, chiuda la porta quando esce, grazie.

- Immagino mi abbia convocata per interrogarmi di nuovo...Ma io vorrei sapere dov'è mio figlio...

- A dire il vero quello che ci ha raccontato qualche giorno fa è stato sufficiente per rimettere insieme i pezzi che mancavano. Ora tutto procede come da copione. Quanto al luogo in cui si trova suo figlio è meglio che lei non sia al corrente per il momento.

- Questo significa che mi crede quando dico che Giovanni non c'entra nulla e che dietro tutto questo c'è sicuramente Vardel?

- Sì. E non solo. Dopo la nostra conversazione ho fatto fare dei controlli  accurati. Vardel non è morto nell'incendio come si credeva. La figlia lo aveva riconosciuto da alcuni effetti personali ma dall'esame del DNA risulta che il cadavere carbonizzato, trovato in un auto fuori città mentre suo figlio era in carcere, non è quello di Vardel. All'epoca non c'era motivo di pensare diversamente. Ma troppe cose non tornavano... così, avendo sotto mano i suoi figli abbiamo potuto fare un confronto tra i loro DNA e quello del cadavere e sono risultati incompatibili.     

- Non ne sapevo nulla... non sapevo della presunta morte, ma ancora non capisco perchè avete finto la morte di Giovanni, insomma mi spieghi che sta succedendo... 

- In questo momento un mio collega. il commissario Cecchi, sta seguendo le indagini ufficiali al mio posto. Pensiamo che Vardel abbia volutamente inscenato la sua morte e che in qualche modo possa essere coinvolto anche con il furto che costò un anno e mezzo di carcere a suo figlio. Le probabilità sono due: o Vardel ha tentato l'ultimo colpo, con la complicità di suo figlio per poi sparire nel nulla, magari per qualche conto in sospeso con pesci più grossi di lui... oppure aveva in mente qualcosa di molto molto più profiquo. Noi pensiamo si tratti di quest'ultima ipotesi e che stia ancora tirando le fila della situazione. Probabilmente per tornare deve essersi sottoposto ad un intervento di chirurgia plastica. Diciamo che togliere suo figlio dalle grinfie di Vardel è una misura precauzionale...

- Ma perchè non segue lei le indagini?

- Chiamiamolo depistaggio. In realtà stiamo indagando su più fronti in via meno ufficiale. Vardel ed io ci conosciamo, probabilmente sa che potrei riconoscere la sua voce se la sentissi e non vogliamo che si copra troppo. Al contrario, vogliamo che si senta più disinvolto, tanto da commettere qualche errore o leggerezza. Abbiamo bisogno di prenderlo con le famigerate... mani nel sacco...

- Intende dire coi soldi della cassaforte?

- E' una buona possibilità, d'altra parte senza quelli non possiamo accusarlo nè collegarlo ad un altro personaggio che pensiamo sia coinvolto: Il direttore generale della Easy Market S.p.A. Molti indizi ci portano fino a lui. Era tra i pochi al corrente che nella cassaforte c'erano i soldi dell'incasso della settimana precedente anche perchè pare, così Valle ci ha informati, che sia stata una disposizione partita dallo stesso direttore quella di non versare gli incassi. Sempre secondo Valle furono dati motivi straordinaria amministrazione e niente altro. Inoltre è stato sempre lui a far arrivare in anticipo le buste paga dei dipendenti. 

- Quindi non avete sospetti su Valle?

- No, non ci sono motivi per pensare che sia coinvolto...

- Non le sembra un movente un po' troppo risicato? Intendo dire, un uomo nella posizione di Salinas, che bisogno avrebbe avuto di fare una cosa del genere?

- Beh... pensiamo c'entri il furto alla villa... perchè è una delle ville di famiglia, più precisamente della famiglia della moglie di Salinas... 

- Non capisco...

- Oltre ad una certa somma era stato rubato un quadro che non  stato ritrovato durante le indagini dell'epoca. Il quadro in questione è di inestimabile valore, e abbiamo motivo di pensare che il ricavato della vendita si trovasse nella cassaforte... Perchè guarda caso il quadro è stato ritrovato un paio di settimane fa nel covo di un contrabbandiere di opere d'arte che fa la spola tra l'Italia e gli Emirati Arabi; l'uomo era nel mirino dei finanzieri da tempo ma è riuscito a scappare, così hanno rinvenuto il quadro ma noi non abbiamo il nodo di collegamento tra Vardel e il direttore...

- Quindi lei pensa che la rapina fosse un modo per cammuffare una truffa?

- Diciamo un doppio colpo o anche triplo. Fingendo la sua morte, e lasciando che suo figlio fosse arrestato con parte della somma, Vardel è stato libero di muoversi e di organizzare il resto. Noi non avevamo nulla su cui indagare e abbiamo dovuto sospendere le indagini. 

- Che gran figlio di buona donna...

- Già... rivendendo il quadro Salinas e Vardel avrebbero avuto un bel gruzzolo, ma crediamo che il direttore Salinas avesse ed abbia ancora in mente altro...  Inscenando la rapina proprio in quel momento e con rapinatori di dubbia capacità probabilmente volevano distogliere l'attenzione  dall'altro obiettivo: le polizze assicurative per incendio e furto del supermercato.  sommando a grandi linee, incassi, buste paga, quadro e polizze arriviamo ad un totale di circa  tre milioni di euro... E con lei e suo figlio in qualche modo coinvolti c'era la forte possibilità di farla franca spostando su di voi i sospetti... o almeno avrebbe dato loro il tempo di sistemare le cose...

- Capisco Bruno, la sua avidità e il suo rancore verso di me ma perchè il direttore avrebbe dovuto arrivare a tanto?

- Perchè naviga in cattive acque. La villa e tutto il resto sono di proprietà della moglie e lui ha il vizio del gioco , inoltre risulta che abbia sottratto dei soldi modificando i bilanci della società... Matilde forse un po' ingenuamente ci ha portato sulla pista giusta quando ci ha detto di controllare meglio i nominativi della società che detiene il marchio dell'Easy Market... Probabilmente anche la mossa di Matilde nei suoi confronti serviva a far ricadere su di lei i sospetti, d'altra parte non deve amarla molto vista la sua relazione passata con il padre... Ma Matilde deve essere stata imbeccata ed istruita da  qualcuno che era e forse è ancora in contatto col padre, per quello che ne sappiamo noi lei non è al corrente che il padre è ancora vivo e molto più vicino di quello che può immaginare... Ma anche su di lei non abbiamo le idee chiarissime. Le perizie psichiatriche lasciano intravvedere un disturbo della personalità ma c'è il sospetto che siano una farsa... troppe cose che non coicidono e tante che sembrano volerci portare fuori strada...

- E io come posso esservi di aiuto?

- Vogliamo che lei proceda con le perizie come di consueto senza dar adito a sospetti e che ci contatti per ogni singola richiesta che le verrà fatta dalla società, in particolar modo da Salinas, così, quando sarà il momento di liquidare il tutto, faremo in modo di tracciare il percorso che prenderanno i soldi, anche perchè non è escluso che Vardel, con la sua innata avidità, non tenti il colpo della vita prendendosi anche quelli.  Inoltre sapendo che si aggira nei paraggi ma non conoscendo la sua nuova identità dovrà prestare molta attenzione ai gesti e alla voce di qualsiasi persona le si avvicini, dobbiamo essere sicuri della sua identità e prenderlo al momento giusto.

- E quando potrò vedere mio figlio?

- Spero al più presto, ma sappia che è al sicuro, fuori dalla portata di Vardel, così lei potrà muoversi con più tranquillità. Ma ricordi, lei, per tutti, è una madre disperata che ha perso un figlio... 

- Conti pure sulla mia completa collaborazione. Sono disposta a fare qualsiasi cosa pur di vedere quel bastardo di Vardel dietro le sbarre, dopo quello che ha fatto a mio figlio, il suo stesso sangue proprio come Matilde,  non ho più alcuno scrupolo...

autore: tayla 00:04 | link | commenti (4)
giovedì, 17 aprile 2008

Matilde - Fuori

Ma dove l'hanno trovato questo, nell'ovetto Kinder?
Certo che per me è oro – uno psicologo così neanche nelle migliori previsioni.

Gli racconto quello che voglio... e lui ci crede!
Poi fa il doppio gioco, e mi dice quello che devo dire al Commissario.
Si vuole tenere i soldi, il caro doc – un po' lo capisco, lo farei anch'io.
E il Commissario... puzza di sigaro e cuoio... dev'essere un misto tra Fonzie ed il tenente Colombo. Ridicolo.

E poi l'ipnosi... sembra papà quando non aveva soldi per fare un regalo a mamma ed ipnotizzava le commesse della profumeria - si portava a casa di tutto.
Con me l'ha fatto una volta sola, mi ha fatto dire il nome del mio primo uomo, un suo amico... per poi caricarlo di botte che quasi l'ammazza.
Da allora ho preso le mie precauzioni, so bene come non farmi ipnotizzare.

Mi piacerebbe vederlo bene in faccia, il dottore... ha qualcosa di familiare, le mani, l'odore, non capisco.
Se solo il maledetto ematoma si riassorbisse... vedo tutto così confuso. L'operazione non è servita a molto, anche se i dottori sono ottimisti.

Proprio quello che mi serviva, un buco in testa ed uno psicologo disonesto: mi vedo già in Tribunale... ma quale amante, il povero Franz era il mio fratellastro!

E giù lacrime, esami del DNA, 8 alleli in comune...

Padre morto a cinque anni? Ma no, il corpo di Vardel l'ho riconosciuto io, dall'orologio, una notte di luna di un paio d'anni fa. Dal mucchietto di ceneri che era il mio papà.

Altre lacrime.

Io facevo la commessa in prova, perché il negozio di parrucchiera non rendeva, ormai ci lavorava solo mia cugina Raffaella, chiedete in giro, ho i testimoni.

Sono stati quel disgraziato di mio fratello e i suoi compari - Salvatore e Luciano, credo che si chiamassero – a fare la rapina! Mi hanno costretta a parlare al microfono, poi hanno litigato per chi teneva i soldi, ho visto dei coltelli, allora Luciano ha sparso della benzina...

Mi hanno dato una botta in testa, e ho perso conoscenza... non ricordo più niente.

Colpo di scena, tutto sarà smontato, tutto daccapo.
Tranne la povera piccola Ilde, mezza cieca, sola, con un buco nel cranio.
Costretta in quelle condizioni a dire cose che non capisce per fare smettere quella  tortura psicologica.
E i soldi, ovviamente bruciati.

Qualche giorno fa è arrivata una rosa, con un biglietto: “io ti ricordo così, il tuo sorriso i tuoi capelli, fermi come il lago” .
L'infermiera si è commossa, mentre lo leggeva mi accarezzava la testa rasata.

Lugano Addio.

Tutto come previsto. La mia pensione è in Svizzera, al sicuro.
Quanto vorrei essere lì mentre quello smonta il casco... vuoto!

Anche Lu ormai sarà molto, molto lontano. E Riccardo, se è furbo, confermerà la mia versione. O spiegherà cosa ci faceva un milione di euro nella sua cassaforte...

Chissà se il mio corriere si è ricordato della vedova del povero Saverio: se non ci fosse stato lui, a consegnare il denaro al mio uomo...

L'unica cosa che mi chiedo è come ho fatto ad uscirne.
Mi hanno trovata nel retro del negozio della Raffy, ma lei non sa niente, dice che c'era casino e non ha sentito.
Ma non la racconta giusta: dopo l'esplosione qualcuno ha buttato giù la parete e mi ha tirata fuori.

Ma chi?
E che fine ha fatto Marcolino?

autore: chemicalvelvet 18:12 | link | commenti (4)
mercoledì, 09 aprile 2008

Bruno - tutto in fumo!

Chiudo la cartella, appoggio schiena e testa contro la poltrona e chiudo anche gli occhi.
Mi sento sfinito.
Dietro le palpebre vedo gli occhi di Matilde.
Suona il telefono, sobbalzo, e’ l’interno della mia segretaria.
“Si’?”
“C’e’ il Commissario Checchi, vuole vederla.”
“Lo faccia passare, grazie.”
Mi alzo e accolgo il commissario stringendogli la mano, poi lo invito ad accomodarsi.
“Allora, Commissario, com’e’ andato l’interrogatorio?”
“Allucinante! Quella donna e’ completamente pazza!”
“Temo che lei abbia ragione, nella sostanza, anche se noi del ramo amiamo usare altri termini.”
“In 26 anni di carriera non mi e’ mai capitata una persona cosi’, e dire che ne ho viste di cotte e di crude!”
“L’avevo avvisata.”
“Si’, ma io dovevo ricostruire cos’e’ successo, ho 4 morti e due ustionati da giustificare”
“E c’e’ riuscito?”
“Non so, e’ tutto molto confuso, alcune cose non tornano ma un’idea me la sono fatta, ora pero’ ho bisogno del suo aiuto.”
“Sono a sua disposizione, accertare i fatti potrebbe essere d’aiuto anche alla mia paziente.”
“Bene. Partiamo dai fatti incontestabil. Il primo e’ che il 31 marzo scorso l’Easy Market di via Orestilla e’ stato distrutto da un incendio. I vigili del fuoco ne hanno accertata l’origine dolosa. Nell’incendio sono morte 4 persone: Contini Francesca e Chiattoni Roberto, due clienti abituali del supermercato in questione, Cerri Saverio, addetto alla macelleria, regolarmente assunto e Francesco Ronchi, detto Franz, pregiudicato. Dalle autopsie dei corpi carbonizzati, risulta che Ronchi e’ stato ucciso prima dell’incendio con ripetute pugnalate nella schiena, mentre  gli altri tre sono morti per soffocamento. I quattro cadaveri sono stati ritrovati nel bagno del supermercato. Altre due persone sono rimaste gravemente ustionate: Valle Riccardo, il vicedirettore e Salviati Giovanni, l’addetto all’ortofrutta dell’Easy market. L’ultima persona coinvolta e’ Matilde Satta, parrucchiera e proprietaria del negozio situato in Via Varo, all’angolo con Via Orestilla, confinante con il supermercato.
Dopo ispezione e’ stato stabilito che il varco aperto nel muro comune tra il negozio della Satta e l’ufficio del Valle all’interno dell’Easymarket non e’ stato provocato da esplosione, ma da attrezzi quali picozza, mazza e scalpello, ritrovati in seguito nel negozio della Satta.
La cassaforte dell’Easymarket e’ stata trovata aperta, non sono stati rinvenuti residui al suo interno, quindi si presume fosse vuota al momento dell’incendio.
Valle e Salviati sono stati salvati perche’ sono stati ritrovati nell’ufficio di Valle mentre la Satta  e’ stata ritrovata nel retro del suo negozio, appena oltre il buco nel muro, priva di conoscenza.
Veniamo ora alle deposizioni. Ho raccolto le testimonianza di Valle e Salviati, prima del decesso di quest’ultimo, avvenuto nel pomeriggio di ieri, a causa di complicazioni impreviste. Nonostante siano in alcuni punti confuse e lacunose, le versioni dei due sono concordi nell’affermare che il fatto e’ avvenuto poco dopo l’apertura del locale. Erano in servizio solo Valle, Salviati e Cerri, la cassiera di turno ha avuto un contrattempo e ha avvisato Valle che avrebbe tardato di qualche ora, nel frattempo Valle aveva chiesto a Salviati di sostituirla temporaneamente alla cassa, dato che l’altra cassiera era in permesso matrimoniale. All’alzarsi delle saracinesche sono entrati la Contini e Chiattoni. Valle, dopo aver dato istruzioni a Salviati e Cerri e’ entrato nel suo ufficio dove ha trovato Ronchi Francesco che lo aspettava di fianco alla cassaforte aperta. Ha detto a Valle di essere entrato nel supermercato durante la notte e di non aver trovato l’incasso e i soldi delle paghe che si aspettava di trovare nella cassaforte, Valle ha affermato di non sapere che fine avessero fatto i soldi e Ronchi ha iniziato a minacciarlo e a picchiarlo, provocandogli diverse fratture. A quel punto e’ successo l’incredibile: la Satta e’ entrata nell’ufficio passando dal varco nel muro e ha pugnalato Ronchi, uccidendolo. Ha poi chiuso le saracinesche impedendo ad altre persone di entrare e, mentre Valle era a terra impossibilitato a muoversi, ha preso il fucile del Ronchi e con quello e’ andata alla cassa da Salviati. Minacciandolo con il fucile l’ha portato con se’ a radunare il Cerri, la Contini e  il Chiattoni, i quali sono stati rinchiusi in bagno. Ha poi obbligato il Salviati a trascinare il cadavere del Ronchi nel bagno, facendolo rinchiudere insieme agli altri tre. Poi ha fatto prendere a Salviati tre taniche di benzina, nascoste nel suo retrobottega e gli ha detto di spargerle ovunque nel supermercato. Quando il Salviati si e’ rifiutato e ha provato ad opporre resistenza, lo ha colpito con il fucile ripetutamente lasciandolo privo di conoscenza a terra, poco distante dal Valle, svenuto anche lui per il dolore.
A questo punto si puo’ presumere che la Satta abbia rovesciato da sola le taniche nel supermercato e abbia appiccato l’incendio. Deve aver calcolato male le cose pero’, ha tentato di scappare uscendo dal varco del muro ma deve aver inalato troppo fumo ed e’ svenuta. Anche lei e’ stata raggiunta dal fuoco prima che arrivassero i soccorsi ma ha riportato ustioni piu’ superficiali.
Questa e’ piu’ o meno la ricostruzione dei fatti, pero’ non spiega fino in fondo le cose, soprattutto non spiega le motivazioni della Satta.”
“E le motivazioni le vorrebbe da me.”
“Si’.”
“Vede, Commissario, io qui faccio un lavoro di routine, prendo in carico quei casi in cui un evento fortemente traumatico richiede che uno psicologo si affianchi ai medici per aiutare il paziente a ritornare in una situazione di normalita’ sia fisica che mentale. Di solito il mio lavoro e’ limitato, faccio un quadro clinico, parlo con il paziente, ma in pratica preparo il lavoro per psicologi o psichiatri fuori da qui, questa struttura non e’ attrezzata, si limitano a curare il corpo. Con Matilde invece e’ stato differente, il suo e’ un caso clinico per me talmente fuori dalla quotidianita’ che non ho potuto far a meno di rimanerne affascinato. Ho parlato con lei molto spesso, impiegando quasi tutto il mio tempo durante e dopo il lavoro per indagare nella sua mente, proprio come lei indagava nei fatti.”
“E cos’ha scoperto?”
“Ho scoperto che I suoi disturbi risalgono a prima dell’incendio, questo l’ho appurato dal primo colloquio.
La cosa piu’ evidente e’ che in lei convivono piu’ personalita’ diverse quindi, per districare la matassa,  ho preso l’iniziativa di usare l’ipnosi con Matilde facendola  regredire fino all’infanzia. All’eta’ di 5 anni stava viaggiando in macchina con suo padre Bruno e suoi fratelli, Salvatore e Marco quando la macchina e’ stata coinvolta in un incidente con un’autocisterna che trasportava benzina. Nello scontro lei e’ stata l’unica a salvarsi perche’ e’ stata miracolosamente sbalzata fuori dalla macchina ed e’ stata tratta in salvo da un automobilista arrviato poco dopo sul luogo, il quale pero’, occupato nel tentativo di soccorrere gli altri, non ha potuto evitare che la bambina vedesse bruciare vivi i suoi cari.
Da quel momentosi e’ rifugiata in un suo mondo personale distorcendo completamente la realta’ e tramutandola in storie fantasiose che lei stessa interpretava grazie ad una sorta di personalita’ multipla di cui non e’ stata cosciente fino ad ora.
Durante i colloqui sono emerse delle personalita’ minori rappresentanti le figura dei fratelli, Sal e Marcolino, nei confronti dei quali sembra avere da un lato un istinto di protezione e dall’altro delle pulsioni meno chiare, che andrebbero esaminate a fondo. Queste entita’, che sembrano a tratti dominare Matilde, hanno avuto nel suo immaginario delle parti in quanto successo all’Easymarket, forse sono stati un tramite per giustificare gli atti di violenza compiuti da Matilde. Comunque sia, nei momenti di lucidita’ della personalita’ predominante ho capito che Matilde era l’amante di Ronchi e che lo ha aiutato a scavare il buco nel muro per rapinare di notte la cassaforte del supermercato. Ronchi pero’ ha trovato la cassaforte vuota e ha aspettato l’apertura dell’Easymarket per farsi dare i soldi da Valle. Quando Matilde lo ha visto picchiare Valle qualcosa in lei e’ scattato perche’, come mi ha confessato, amava Valle da anni, in segreto.
In Ronchi, in realta’, aveva cercato la figura del padre, un padre violento che la picchiava, come la picchiava Ronchi. Ucciderlo e’ stato rivivere la morte del padre e l’incendio il modo per liberarsi del senso di colpa covato per anni.”
Il commissario mi fissa con gli occhi sgranati e la bocca aperta, senza parole.
“Accidenti!”
“Non e’ tutto, Commissario, pensi che e’ emersa in Matilde un’ulteriore personalita’ sostitutiva.”
“Quale?”
“Quella della Signora Donatella Salviati, madre del defunto Giovanni Salviati”
“Ma e’ una persona realmente esistente!”
“Si’, ed era una cliente di Matilde”
“Non capisco.”
“Si’, non e’ facile da capire. Praticamente la Salviati, ha confidato a Matilde di essere l’amante del vicedirettore Valle. Matilde, innamorata del Valle, ha interiorizzato l’odio per Donatella assumendone nella sua fantasia l’identita’ in alcuni momenti.”
“Ma com’e’ possibile?!”
“La mente e’ un meccanismo molto complicato, con raffinatissimi strumenti di elaborazione e difesa. Donatella, oltre che la rivale, rappresentava nella mente di Matilde la figura materna, cioe’ sua madre, che l’ha abbandonata da piccola per scappare dal marito violento.”
“Oh mio dio! Sono completamente frastornato! E lei e’ riuscito a tirar fuori tutte queste cose da quella povera demente?!”
“Beh, le ho detto che ho dedicato a Matilde tutto il mio tempo, per tre settimane. Molte comunque sono mie deduzioni, per capire esattamente tutte le dinamiche della mente di Matilde ci vorrebbero anni, e forse il lavoro di qualche collega piu’ specializzato di me nel campo.”
“Ma questa cosa sulla Salviati come e’ venuta a galla?”
“Un giorno della scorsa settimana e’ uscita dalla sua camera ed e’ stata trovata al capezzale di Giovanni durante un momento di assenza della vera Salviati, che e’ stata a fianco del figlio quasi ininterrottamente. Matilde parlava a Giovanni come se fosse suo figlio, per fortuna il poveretto era privo di conoscenza, non so come avrebbe reagito alla vista di Matilde. Questa personalita’ materna sembra pero’ regredita da ieri, dall’annuncio della morte di Giovanni, ancora non so se e’ da considerarsi un bene.
“Dovro’ farla venire in commissariato per fare una deposizione su quanto mi ha appena detto”
“Possiamo fare domani mattina?”
“Certo, si presenti pure quando vuole, il mio vice, Carpi, sara’ tutto il giorno in ufficio.”
“Grazie, Commissario.”
“Grazie a lei, Dottore. Ah, un’ultima cosa.”
“Certo, mi dica.”
“Durante i colloqui con la Satta, le ha per caso detto che fine hanno fatto i soldi?”
“No, Commissario, non e’ mai venuto fuori l’argomento.”
“Beh, se dovesse scoprire qualcosa, la prego di comunicarmelo. Io gliel’ho chiesto in modo specifico, prima, ma lei ha iniziato a ridere come una matta e a urlare “Tutto in fumo, tutto in fumo!” non so se si riferisse veramente ai soldi o all’incendio in se’.”
“Approfondiro’ la cosa, Commissario, e le faro’ sapere appena avro’ qualche informazione in merito.”
“Grazie di nuovo, Dottore, e arrivederci.”
“Arrivederci.”
E’ uscito. Sento che mi si rilassano tutti i muscoli. Devo vederla. Esco dall’ufficio e dico alla segretaria di andare a casa. La sgrido un po’ perche’ anche stasera si e’ fermata piu’ del solito. Esco anche dalla reception, guardo nel corridoio, non c’e’ traccia del commissario. Stanza 14. Entro. Lei sobbalza.
“Sono io, come stai?”
“Mi fanno male le gambe, molto male.”
“Lo so, ma i dottori dicono che stai guarendo.”
“Si’, ma fanno male.”
“Un po’ di pazienza e sarai fuori da qui. Ora rilassati, guardami e rilassati, ti faro’ stare meglio. Contero’ fino a 3 e tu ti addormenterai. 1, 2, 3. Ora stai dormendo, non senti piu’ dolore, sei serena.”
“Sto bene, sono serena.”
“Ora risponderai con assoluta onesta’ alle mie domande.”
“Rispondero’ con assoluta onesta’ alle domande.”
“Hai preso tu i soldi dalla cassaforte dell’Easymarket?”
“Si’.”
“Come hai fatto?”
“Era il mio turno di scavare nel muro. Franz dormiva. Il muro ha ceduto improvvisamente e allora io sono entrata nell’ufficio di Riccardo per sedermi sulla sua sedia e toccare le cose che aveva toccato lui. Volevo portarmi via qualcosa di suo e ho visto uno scudetto della sua squadra, la Roma. L’ho rigirato a lungo tra le mani, poi ho visto che sul retro c’erano scritti dei numeri. Non so come ho collegato, forse mi sono girata con la sedia in quel momento e ho visto la cassaforte. Ho provato i numeri, era la combinazione. Ho preso i soldi e li ho nascosti nel negozio, dentro un casco per la piega, ho rimesso lo scudetto sulla scrivania, ho chiuso la cassaforte e ho richiuso un po’ il muro. Ho guardato l’ora, dopo 10 minuti sarebbe suonata la sveglia per il cambio del turno, per scavare. Ho aspettato, dopo dieci minuti Franz si e’ svegliato, era intontito dal sonno, non ha sospettato nulla quando alla prima picconata e’ caduto il muro.
Ha scassinato la cassaforte e si e’ infuriato quando ha visto che era vuota. E’ rimasto li’ ad aspettare che arrivasse Riccardo, per farsi dare i soldi.”
“Bene. Ora dimentica. Tu sei entrata nell’ufficio di Riccardo solo dopo che ci e’ entrato Franz. Lui ha aperto la cassaforte. Tu dormivi quando lo ha fatto. Non hai mai visto i soldi. I soldi devono essere bruciati nell’incendio. Ora sei su una spiaggia. Senti le onde del mare e sei rilassata e felice. Tutto e’ bello. Ti sveglierai domani mattina ricordando solo la spiaggia e il mare, non ricorderai nulla di questa conversazione. Non ricorderai nemmeno che sono stato qui. Dormi, dormi.”
La lascio riposare nel suo letto, con un sorriso beato sul volto. Ora mi resta solo da recuperare i soldi, entro domani saranno su un conto all’estero. Un conto intestato a mio nome: Bruno Vardel.
autore: blogexperiment2 10:43 | link | commenti (5)
mercoledì, 02 aprile 2008

Donatella - cuore di mamma

- Mamma! Dove sei?
- Giovanni! Sono qui, dimmi! Ommioddio pensavo che non avrei più sentito la tua voce... 
- Mamma non ti vedo! Cos'è successo? Dove mi trovo?
- Calmati... è per via della benda che hai sugli occhi, hai riportato varie ferite agli organi interni e alcune bruciature, temevamo il peggio...ora sei nel reparto rianimazione dell'ospedale
- Ma perchè sono qui, cos'è successo?
- Non ricordi nulla?
- ...ero al lavoro, stavo sistemando il banco... non ricordo altro... 
- C'è stata una rapina nel supermercato...  
- Una rapina? Ma come... quando?... 
- No, non affaticarti... non importa se non ricordi, credo sia normale dopo quello che hai passato, vedrai col tempo ti verrà in mente... 
- Dimmi cos'è successo...   
- C'è stata un'esplosione. Alcuni agenti stavano cercando di tagliare la grata nel sottopassaggio con la fiamma ossidrica mentre altri cercavano di entrare dalle condotte dell'aria condizionata... forse una fuga di gas... non lo so non mi hanno detto niente... ancora non è chiaro... i vigili del fuoco sono intervenuti e vi hanno portato fuori... alcuni non ce l'hanno fatta...
- Mamma! Riccardo... come sta Riccardo?
- Piuttosto malconcio anche lui, ma si sta già riprendendo...
- Da quanto tempo sono qui?
- Tre giorni, tre lunghi, interminabili giorni...
- C'era altra gente? ...Matilde, mi ricordo che era alla cassa... e Saverio... e... sì, ora ricordo i rapinatori, erano in tre... ma è tutto così confuso...
- Non so niente di loro e nemmeno di Matilde, appena ti hanno tirato fuori da quell'inferno sono salita con te sull'ambulanza e non me ne sono mai andata...

Un lungo silenzio interrotto solo dai pensieri... mi tornano in mente scene e dettagli... Matilde al telefono... il volto del commissario...  l'esplosione... il fuoco, fumo... un vero inferno nel quale ho creduto di averlo perso... l'ansia durante la rapina... il terrore di riconoscere in uno dei corpi senza vita mio figlio... la speranza che si è riaccesa quando mi hanno detto che era ancora vivo... e di nuovo la paura che non ce la facesse... le ore passate dietro al vetro di questa stanza senza riuscire a staccarmi... e la stanchezza... 
Prendo la mano di Giovanni e mi siedo accanto a lui, appoggio la testa sul letto e mi sembra di essere invecchiata di cent'anni...  

- Mamma.... sarai stanca... perchè non torni a casa a riposarti?
- C'è tempo per riposarsi. E comunque mi hanno dato un letto in una stanza accanto in questi giorni... ero così in ansia per te che non sarei riuscita a dormire ugualmente... Ma ora sei fuori da quell'inferno e fuori pericolo... presto ti riprenderai e avremo tempo per parlare... stai tranquillo, andrà tutto bene...  

...Si è assopito... il respiro è più lento ma sereno... ora posso riprendere a respirare anch'io...

C'è tempo per raccontargli il resto. Di lui, di suo padre, di Matilde... 
C'è tempo per rimettere insieme i pezzi e per farmi perdonare tutte le bugie che gli ho raccontato anche se per proteggerlo. Avremo tempo per tutto...

Prima o poi il commissario tornerà alla carica e vorrà interrogare entrambi. Ci saranno tante cose da spiegare e tante altre da capire, il legame con Vardel, i soldi in cassaforte... Ma ora sono qui. Giovanni è fuori pericolo e questa è l'unica cosa che mi interessa....
  

autore: tayla 21:54 | link | commenti (4)
domenica, 09 marzo 2008

Matilde - In salvo

<<Pronto?...>>

<<Donatella carissima... tu non mi conosci, ma io conosco te. Perché tu hai qualcosa di mio... lo sapevi già, no?>>
<<...>>
<<La ricamatrice, ti dice niente?>>
“Clic”
Merda, stanno registrando... riattacco, meglio provare più tardi.

Riccardo mi guarda, inebetito.
Lo fisso, giocherellando con la ventidue.
<<Per l'ultima volta, parla. Non fare l'eroe, non ho voglia di spararti.>>.
Scuote la testa. No.
Gli punto la pistola alla gola.
<<In cassa c'erano un milione e trecentomila euro. Qualcuno ieri notte ha fatto uno scambio, voglio sapere chi erano e che cosa hanno comprato.>>.
Sta zitto, è un osso duro. Franz gli sferra un calcio nelle costole, così impara ad essere più collaborativo.
<<Qualcosa lo posso immaginare... Vediamo... Il tuo datore di lavoro e i suoi compari... Gente pericolosa, sai? Hanno ammazzato mio padre, e ne sono usciti puliti grazie a questo posto. Dimmi cosa hanno venduto, e a chi. Ti faranno fuori comunque, non possono lasciarti in giro dopo... questo.>>

Indico la cassaforte vuota.
Riccardo tira un lungo respiro, forse si è deciso.

Un urlo di donna da fuori lo interrompe.
<<Che cazzo...>>

Corro fuori, e vedo l'impensabile.
<<Marcolino... Che ti è preso... ma... perché???.... >>
E' sotto choc, piegato su se stesso. Biascica qualcosa, una canzone. Gli occhiali appannati, lacrime che scorrono sul viso.

Punto la pistola sul gruppetto.
<<Giovanni, molla quel coltello, servirà solo a farti ammazzare. Sal, tienili d'occhio. Lu, porta il morto nel bagno. Sistemo questa cosa e arrivo.>>.

Mi chino verso Marcolino, lo prendo per le braccia e lo faccio alzare. Obbedisce come un bambino, mentre gli sussurro che l'inferno non c'è, e va tutto bene, tutto bene, tutto bene.
Lo trascino dietro al banco della frutta; mi siedo accanto a lui, gli accarezzo la testa.
Staremo tranquilli e mi dirai cosa è successo, va tutto bene, l'inferno non c'è...

L'inferno c'è, eccome, e ci investe in pieno. Passa sopra le nostre teste. Avanti, Marcolino... più veloce, striscia, alzati... corriiii!!!


Buio.
Silenzio, aghi nelle orecchie. Fischi.
Odore di sangue. Di bruciato. Di orina. Di cane.
Un peso sul braccio destro, qualcosa che si muove, respira.
Una coperta ruvida gratta sulla faccia.
Respiro piano, fa male.
Apro gli occhi, fa male.
Ancora buio.

Un fischio mi trapana il cervello, e ritorna il mondo. Latrati. Scorrere d'acqua. Phon. Musica. LaPina su Deejay.

Sorrido.
In salvo.



autore: chemicalvelvet 19:10 | link | commenti (11)