Interno studio. Panoramica. Zoom sul bancone. Primo piano sulla conduttrice.
“E adesso parliamo di un altro caso. Un mistero che sembra intrecciarsi con uno dei fatti di cronaca che più hanno colpito l'opinione pubblica nelle ultime settimane. Parliamo della rapina fallita al supermercato. Una rapina diventata tragedia con la morte di quattro persone in un incendio, seguito all'esplosione di un ordigno rudimentale, che i banditi avevano con sé per cancellare ogni traccia. Così almeno hanno stabilito le indagini della polizia. Che però non hanno saputo dare spiegazioni, sulla presenza o meno sul posto di un giovane funzionario di banca di 27 anni”.
Stacco dell'inquadratura. Infografico con il volto dello scomparso, il nome e i dati anagrafici. Voce fuori campo.
“Una telefonata al suo capo, giunta quando la rapina era già in corso, ha contribuito a dare l'allarme. Ma non è stata trovata nessuna prova della presenza di Marco Castracane, questo è il nome del giovane scomparso, nel supermercato Easy Market. E da quella chiamata, di lui si sono perse le tracce”.
Stacco dall'infografico. Zoom rapido sullo studio. Primo piano della conduttrice.
“Vediamo la ricostruzione della sua storia, nel servizio di Rita Pedditzi”.
Zoom out, mentre gli occhi della conduttrice si posano sul monitor. Stacco dallo studio. Messa in onda del servizio registrato.
Esterno urbano.
Campo largo sulle pareti annerite e le vetrine frantumate di un supermercato, in modo che l'inquadratura comprenda i nastri bianchi e blu della polizia, che delimitano il luogo del crimine. Primo piano sull'insegna rossa e verde spenta con la scritta Easy Market.
Stacco.
Volto dell'inviata.
“Questo è un luogo che gli italiani hanno imparato a riconoscere. Tutti i giornali ed i telegiornali hanno mostrato l'Easy Market di via Marconi, nel giorno della tragica rapina che ha scosso la vita di una tranquilla città di provincia. Un fatto di sangue senza precedenti”.
Stacco su immagini di repertorio: vigili del fuoco che spengono l'incendio, ambulanze, poliziotti concitati, curiosi con le mani sul viso, per la paura e per ripararsi dal fumo.
“L'assalto a un supermarket in un'ora tranquilla, ma non abbastanza perchè non ci fossero clienti né dipendenti. I banditi prendono ostaggi. Ma qualcosa va storto, perchè l'allarme viene dato subito e la polizia interviene, circonda l'edificio e si prepara al blitz. Poi l'esplosione, improvvisa, che segna il terribile epilogo. Nel supermercato restano quattro cadaveri. Uno è un dipendente del supermarket. Un altro è un malvivente. Due sono identificati come clienti. Uno di loro è morto prima dell'esplosione, ucciso da una coltellata alla schiena, probabilmente perché aveva tentato di reagire. Altre due persone muoiono nei giorni seguenti in ospedale, in seguito alle gravissime ustioni riportate nell'incendio: si tratta di un altro dipendente e del direttore del supermarket”.
Stacco sulle macerie del supermarket, campo largo per mostrare i passanti che oltrepassano veloci il luogo del crimine, ormai disinteressati. Voce fuori campo dell'inviata.
“Le indagini continuano, nel più stretto riserbo. Per ora risulta indagata soltanto una dipendente del supermercato, Matilde Satta, rimasta ferita anche lei nell'esplosione. Si sospetta che sia una complice. O almeno una basista. Ma s'immagina che uno, forse due banditi siano fuggiti nei concitati momenti dopo lo scoppio, riuscendo a far perdere le proprie tracce”.
Stacco su una via di un quartiere di periferia. Panoramica su un agglomerato di condomini. Zoom sul balcone del quarto piano di quello più vicino.
“In quegli stessi momenti, si perdono le tracce di Marco Castracane, per tutti Marcolino. Ventisette anni, una vita tranquilla e nascosta, un impiego in banca, pochissimi amici, la musica e il computer come hobby, quella mattina era uscito come al solito per andare al lavoro, alla filiale numero due dell'istituto di credito cooperativo di via Giacomo Leopardi”.
Stacco sulla banca. Prima l'esterno, poi l'interno. Primo piano di un uomo calvo e grassoccio, seduto a un'elegante scrivania. Sovrimpressione: Giuseppe Tremonti, direttore della banca.
“Direttore, quel giorno potrebbe essere lei l'ultima persona ad aver visto Marco Castracane”.
“Credo di sì. Siamo usciti insieme dall'ufficio, intorno alle 12,45. Appena fuori dalla porta della banca, le nostre strade si sono separate, come al solito. Io sono andato a mangiare al bar, lui nella direzione opposta. Credo che ogni giorno tornasse a pranzare a casa”.
“Era più strano del solito? Le ha parlato di qualche cosa in particolare?”
“Strano? No, direi di no. Marcolino è sempre stato di poche parole. Un gran lavoratore. Ma un ragazzo timido, molto riservato. Si faticava a fargli alzare lo sguardo dal monitor, quando era in ufficio. Non avrebbe mai confidato né a me né a nessuno dei colleghi se avesse avuto qualche preoccupazione particolare”.
“Ci parli della telefonata. Perchè lei è senza dubbio l'ultima persona ad averlo sentito”.
“Credo fosse più o meno l'una e mezza, quando ho ricevuto un sms sul mio numero di cellulare. Era di Marco e parlava di una rapina all'Easy Market, e diceva di chiamare la polizia. Gli ho telefonato subito. E mi ha risposto. In sottofondo c'erano rumori forti, voci e qualcos'altro, ma la linea era molto disturbata, lo sentivo a stento. Lui ha ribadito che non era uno scherzo, e di chiamare la polizia”.
“E lei che cosa ha fatto?”
“Ho chiamato subito il
“Ha avvisato qualcuno?”
“Ho richiamato la polizia, raccontando della telefonata e chiedendo se avessero notizie di lui tra le vittime o i feriti. Mi hanno fatto fornire una sua descrizione sommaria. E mi hanno rassicurato, dicendo che nessuno tra i quattro morti sembrava rispondere alle sue caratteristiche. E' stato un sollievo”.
“Ma presto è tornato a preoccuparsi...”
“Sì. Non quel giorno. Ho immaginato che avesse visto la rapina, avesse cercato di dare l'allarme e che poi non fosse venuto al lavoro, per lo shock, o la paura. Sarebbe stato nel carattere di Marco, fare una cosa del genere. Ma quando il giorno dopo non si è presentato in ufficio, ho chiamato a casa sua, a metà mattina. Mi ha risposto la madre, in lacrime. Piangeva così tanto che non riuscivo a capire che cosa diceva. Alla fine mi ha spiegato che non era tornato a casa, quella sera. E che non rispondeva al telefono. E non si era fatto vivo con nessuno. Le ho chiesto se sapeva della rapina. E mi ha detto di sì, che aveva ricevuto un sacco di telefonate, di persone che avevano ricevuto il messaggio via cellulare di suo figlio. Uguale al mio. Allora le ho suggerito di rivolgersi alla polizia. Sapevo che l'avrebbero almeno tranquillizzata sul fatto che non era lì dentro”.
Stacco. Le immagini tornano ai condomini di periferia. Zoom sul portone d'ingresso. Zoom più stretto sul nome Castracane, scritto sul citofono. Zoom out per inquadrare l'inviata, che indica l'ingresso.
“Questa è l'abitazione di Marco Castracane e di sua madre Antonietta. Vivono da soli da moltissimo tempo, da quando cioè il signor Castracane è morto, per un tumore, quando il figlio aveva solo cinque anni. Nel quartiere li conoscono tutti. E tutti non si capacitano della scomparsa di Marcolino. Troppo tranquillo, troppo timido, troppo affezionato a sua madre, ai suoi affetti, per fare un colpo di testa. Se lo ha fatto, se davvero se n'è andato – dicono – lo ha fatto perchè lo hanno costretto”.
Inquadratura su un pianerottolo. Porta socchiusa. Donna dietro la porta, con tuta da ginnastica, bigodini e grembiule da cucina. Sovrimpressione: Lucilla Marzi, vicina di casa.
“Marcolino era un pezzo di pane... cioè, è un pezzo di pane... scusi sa, l'emozione... che lui è ancora vivo. Di questo sono sicura. Marcolino non è uno che si caccia nei guai. E' vero, non aveva tanti amici, non usciva quasi mai se non per andare al lavoro. Ma era così tranquillo. E bene educato...”
Stacco. Interno di un piccolo appartamento. Zoom sulle foto disposte in bell'ordine su una scrivania. Un bambino con gli occhiali, la giacca, la cravatta e i capelli con la riga da una parte. Alto alto, con le braccia lunghe lunghe, fuori proporzione. Accanto un bambino che gioca con il trenino. Ancora accanto, la foto a colori un po' sbiaditi di un matrimonio. E poi il primo piano di un omone sorridente, con la faccia di Marcolino, ma più rotondo. E meno timido. Voce fuori campo dell'inviata.
“Un ragazzo bene educato, tranquillo, con pochi amici e nessun grillo per la testa. L'unico amore e il solo sostegno di Antonietta, sua madre. La donna ha accettato di mostrarci la sua casa, ma non ha voluto parlare”.
Stacco sul viso coperto da una mano di una donna, con i capelli mossi e bianchi.
“Troppo il dolore, troppa l'emozione, per farlo davanti a una telecamera. Ma a microfoni spenti, ci ha messo a parte di tutti i piccoli segreti di Marcolino”
Stacco su una stanza. Un letto singolo, colorato, da bambino. Un computer sulla scrivania. Mille cavi per la connessione internet, le casse, la stampante. Il porta cd stipato di videogiochi, dischi masterizzati, dischi di programmi. I poster alla parete. Guerre Stellari. E Irene Grandi. Una. Due. Tre volte Irene Grandi.
“Ecco il piccolo mondo del giovane Marco Castracane. Finito il lavoro in banca, questo era il suo nido, il suo rifugio. Questo era il computer, dove passava il tempo tra internet e videogiochi. E Irene Grandi era la sua vera passione. Marcolino era il suo nickname, il suo soprannome, nel forum via web dei fans della cantante fiorentina”.
Stacco sulla home page del sito
“Era uno degli utenti più attivi. Ma dal giorno della rapina, nessun messaggio. Abbiamo contattato gli utenti del forum, ma hanno appreso da noi della sua scomparsa. Anche se in molti si sono stupiti della sua improvvisa inattività nelle discussioni, che ha coinciso con l'inattività di un altro degli utenti più attivi. Tanto che qualcuno ha sospettato che Marco Castracane avesse due identità su internet, quella di Marcolino e quella di AngeloCustode. Ora sul sito è comparso un appello”.
Stacco sul messaggio del sito.
“Chiede a entrambi di tornare presto. E l'intenzione degli utenti è di coinvolgere in un appello anche la loro cantante preferita”.
Stacco su due poliziotti in divisa, affaccendati attorno alle macerie dell'Easy Market.
“Sulla sorte di Marco Castracane, ha cominciato a indagare anche la polizia. Non subito, come è prassi quando a far perdere le proprie tracce è un maggiorenne. Ma, nonostante il muro di riserbo che circonda la vicenda della tragica rapina, gli investigatori hanno fatto capire che hanno cercato tracce anche di Marcolino”
Primo piano di un uomo in giacca e cravatta, stanco, pallido e con le occhiaie da ispettore Derrick, solo più giovane. Sovrimpressione. Commissario Cecchi, squadra mobile della polizia.
“Abbiamo avuto segnalazione dei messaggi e della telefonata del Castracane, che lanciava l'allarme sulla rapina. Ed abbiamo verificato, tramite l'analisi delle celle gsm, che effettivamente è partita da una zona che possiamo collocare in un raggio di
“Ma commissario, possiamo escludere che Marco Castracane abbia avuto un qualsiasi ruolo in quella rapina?”
“Assolutamente sì. Possiamo escluderlo. Ma, mi perdoni, di più sulle indagini non posso dire. Siamo in una fase molto, molto delicata”.
Stacco. Esterno del supermarket. Voce fuori campo.
“Dunque la vicenda di un giovane e tranquillo impiegato di banda s'intreccia alla tragedia della rapina fallita, con sei morti. E mentre prove e indizi di una vanno in fumo in un incendio, le tracce di lui scompaiono nel nulla. Senza lasciar capire quanto la rapina e la sorte di Marcolino Castracane siano legate”.
Stacco. Immagini dello studio. Primo piano di Federica Sciarelli.
“Riepiloghiamo dunque i dati di questo caso. Stiamo cercando Marco Castracane”
Stacco. Infografico con la scheda dello scomparso.
“Ha 27 anni, è alto poco più di 1,80 ed è di corporatura longilinea e snella. Porta occhiali da vista ed ha occhi e capelli castano scuri. Nel giorno della scomparsa indossava un completo con giacca grigio scuro, pantaloni neri, una camicia celeste e una cravatta rossa. E' stato visto per l'ultima volta alle 12,45 circa del 13 aprile, all'uscita della banca in cui lavorava, la filiale 2 dell'istituto di credito cooperativo. Ma si sa che era nei dintorni del supermercato Easy Market di via Marconi, nei momenti concitati della rapina sfociata in tragedia, del 13 aprile scorso. Chiunque lo avesse visto, ovviamente, è pregato di contattarci”.
Stacco. Campo largo sulla conduttrice.
“Ma ora dobbiamo occuparci di un altro caso. Anzi, prima c'è una telefonata. Pronto?”
“Pronto?”
“Buonasera. Di quale caso ci vuole parlare?”
“Di quello dell'impiegato della rapina”.
“Sì... dunque, il caso di Marco Castracane che abbiamo appena finito di analizzare. Ci dica”.
“Credo di aver visto quel ragazzo”.
“Dove e quando?”
“Sabato. L'altro ieri. Ero ad Amsterdam con un gruppo di amici per una gita sociale. E in un bar vicino all'università c'era quel ragazzo”.
“Gli ha parlato?”
“No. Cioè sì. Nel senso che lui era uno dei baristi. E quando il tizio dietro il bancone ha capito che eravamo italiani, ci ha mandato lui”.
“Quindi la persona che ha visto fa il barista ad Amsterdam. Ma avete parlato?”.
“Nulla di più che prendere le ordinazioni. Ci ha salutato, gentilmente, ci ha servito da bere e poi se n'è andato. Non ci ha detto il nome. Però somiglia a quel ragazzo nella foto”.
“Ecco, le mostriamo di nuovo la fotografia”.
“Guardi... gli occhiali e i lineamenti sono identici. Ma aveva i capelli più corti, pettinati all'indietro e tinti un po' di biondo”.
“Si ricorda il nome del bar?”
“No, ma posso indicare dov'è”.
“Bene, molto bene. Le chiedo di restare in linea e di lasciare tutti i dati al nostro centralino. Grazie. Grazie davvero. E intanto, passiamo al caso successivo...”
Sento freddo. Forse è il quasi buio o forse no. Schizzi di luce intermittente verdolina quasi impercettibili, ma fastidiosissimi, non mi lasciano dormire. Vorrei che Donatella fosse qui. Vorrei che ci baciassimo adesso. Vorrei succhiarle i capezzoli. Vorrei che si chinasse su di me. Ma è notte e Donatella non verrà. Non è venuta neanche oggi. In ogni momento della giornata, in ogni ora della giornata, ormai da giorni attendo che la porta si apra. Perché ancora non ho potuto vederla? Cosa è successo?
Osservo il cellulare. Lo faccio a intervalli regolari. Controllo se c’è campo. Ho mandato dei messaggi, ma niente risposta. E’ come se non esistessi. O è come se non esistesse lei. Eppure sono sicuro che verrà, magari quando meno me lo aspetto. Magari proprio adesso. E’ quello che mi ripeto da ore. Da giorni. Mi lascio andare. E’ così che si fa. Bisogna saper riposare, bisogna sapere rilasciare i muscoli del corpo e sprofondare nel sonno.
Una luce lentamente aumenta gradualmente nella stanza. Viene da fuori. E’ la porta che si apre. Vedo solo una sagoma scura, ma riesco a distinguere chiaramente Donatella. Si avvicina.
“Finalmente sei qui.”
“Si amore mio. Sono qui.”
“Perché solo ora e perché a quest’ora?”
“Non è stato facile.”
“La polizia?”
“Si certo. Ma tutto procede tranquillamente. Stai tranquillo”
“Da me non hanno saputo nulla”
“Si, lo so”
Mi appoggia una mano sulla fronte. E’ strano la sento fredda. O forse ora sono io che sono caldo.
“La polizza?”
“E’ tutto a posto. Adesso devi riposare”
“Sai che ti ho pensato tanto?”
“Anche io”
“Ho spesso immaginato che entrassi da quella porta. Una volta avevi il vestito blu con le righine bianche. Te lo ricordi. Non avevo mai immaginato che potessi arrivare nel cuore della notte. Così all’improvviso. Una volta ti ho visto che entravi dalla finestra. Di giorno però. Mi dicevi che era tutto a posto. La polizza era al sicuro. Un’altra volta sei uscita da sotto il letto. Eri nuda e abbiamo fatto l’amore. Ti ho pensato tanto in questi giorni. Quasi non ho dormito pensando a te.”
E’ notte profonda. Un leggero, flebile chiarore nella stanza 14 del reparto grandi ustionati.
Una luce lentamente aumenta gradualmente nella stanza. Viene da fuori. E’ la porta che si apre. Vedo solo una sagoma scura, ma riesco a distinguere chiaramente Donatella. Si avvicina.
“Finalmente sei qui.”
“Si amore mio. Sono qui.”
“Perché solo ora e perché a quest’ora?”
“Non è stato facile.”
“La polizia?”
“Si certo. Ma tutto procede tranquillamente. Stai tranquillo”
“Da me non hanno saputo nulla”
“Si, lo so”
“Come sta Giovanni?”
“E’ morto. Giovanni è morto”
Scoppia a piangere. L’incendio dell’Easy Market. Non ce l’ha fatta. Mi si avvicina. Provo ad abbracciarla.
“Ho spesso immaginato che entrassi da quella porta. Una volta eri nuda e abbiamo fatto l’amore. Poi mi hai detto di Giovanni. E sei scoppiata a piangere.”
Non capisco. Sento freddo. Forse è il quasi buio o forse no. Schizzi di luce intermittente verdolina quasi impercettibili, ma fastidiosissimi, non mi lasciano dormire. Mi sembra che tutto sia un continuo deja vu. Vorrei davvero che Donatella fosse qui. Ma di notte non entra nessuno in stanza. Tranne l’infermiera.
Eccola. Si avvicina. Nella penombra percepisco che non è nessuna delle infermiere di turno.
“Donatella ho sempre sognato di vederti vestita da infermiera”
“Non fare il cretino.”
“Dico davvero”
“Non era facile venire a trovarti senza che qualcuno sospettasse qualcosa”
“La polizia?”
“E’ tutto sotto controllo”
“E il bottino?”
“Al sicuro.”
“Questa volta ci cambierà la vita”
“Ne puoi star certo”
“Baciami.”
Avvicina le sue labbra alle mie. Le sento fredde o forse sono io troppo caldo.
“Adesso devi prendere le pillole”
“Si è vero.”
Mi porge delle pillole; come farebbe una vera infermiera.
Inghiotto.
Mi passa un panno umido sulle labbra. E’ sempre premurosa con me Donatella.
Mi dice: “Ora dormi, Riccardo. Ora puoi riposare”. Si alza dal letto su cui era seduta, qui vicino a me. Se ne va lentamente.
E’ notte. Respiro a fatica. Il ricordo di Donatella. Ricordo ogni suo singolo passo. La vedo e la rivedo andare via nella sua uniforme da infermiera. Ricordo, ricordo, ricordo. Col fiato sempre più corto. Ricordo, ricordo, ricordo. Sempre più fatica nel respiro. Fino a non ricordare più.
Freddo.
-Signora Salviati. Venga, il commissario le vuole parlare.
L'agente mi scorta fino all'ufficio. Entro e il commissario mi accoglie con una stretta di mano.
- Si accomodi. Prego. Carpi, chiuda la porta quando esce, grazie.
- Immagino mi abbia convocata per interrogarmi di nuovo...Ma io vorrei sapere dov'è mio figlio...
- A dire il vero quello che ci ha raccontato qualche giorno fa è stato sufficiente per rimettere insieme i pezzi che mancavano. Ora tutto procede come da copione. Quanto al luogo in cui si trova suo figlio è meglio che lei non sia al corrente per il momento.
- Questo significa che mi crede quando dico che Giovanni non c'entra nulla e che dietro tutto questo c'è sicuramente Vardel?
- Sì. E non solo. Dopo la nostra conversazione ho fatto fare dei controlli accurati. Vardel non è morto nell'incendio come si credeva. La figlia lo aveva riconosciuto da alcuni effetti personali ma dall'esame del DNA risulta che il cadavere carbonizzato, trovato in un auto fuori città mentre suo figlio era in carcere, non è quello di Vardel. All'epoca non c'era motivo di pensare diversamente. Ma troppe cose non tornavano... così, avendo sotto mano i suoi figli abbiamo potuto fare un confronto tra i loro DNA e quello del cadavere e sono risultati incompatibili.
- Non ne sapevo nulla... non sapevo della presunta morte, ma ancora non capisco perchè avete finto la morte di Giovanni, insomma mi spieghi che sta succedendo...
- In questo momento un mio collega. il commissario Cecchi, sta seguendo le indagini ufficiali al mio posto. Pensiamo che Vardel abbia volutamente inscenato la sua morte e che in qualche modo possa essere coinvolto anche con il furto che costò un anno e mezzo di carcere a suo figlio. Le probabilità sono due: o Vardel ha tentato l'ultimo colpo, con la complicità di suo figlio per poi sparire nel nulla, magari per qualche conto in sospeso con pesci più grossi di lui... oppure aveva in mente qualcosa di molto molto più profiquo. Noi pensiamo si tratti di quest'ultima ipotesi e che stia ancora tirando le fila della situazione. Probabilmente per tornare deve essersi sottoposto ad un intervento di chirurgia plastica. Diciamo che togliere suo figlio dalle grinfie di Vardel è una misura precauzionale...
- Ma perchè non segue lei le indagini?
- Chiamiamolo depistaggio. In realtà stiamo indagando su più fronti in via meno ufficiale. Vardel ed io ci conosciamo, probabilmente sa che potrei riconoscere la sua voce se la sentissi e non vogliamo che si copra troppo. Al contrario, vogliamo che si senta più disinvolto, tanto da commettere qualche errore o leggerezza. Abbiamo bisogno di prenderlo con le famigerate... mani nel sacco...
- Intende dire coi soldi della cassaforte?
- E' una buona possibilità, d'altra parte senza quelli non possiamo accusarlo nè collegarlo ad un altro personaggio che pensiamo sia coinvolto: Il direttore generale della Easy Market S.p.A. Molti indizi ci portano fino a lui. Era tra i pochi al corrente che nella cassaforte c'erano i soldi dell'incasso della settimana precedente anche perchè pare, così Valle ci ha informati, che sia stata una disposizione partita dallo stesso direttore quella di non versare gli incassi. Sempre secondo Valle furono dati motivi straordinaria amministrazione e niente altro. Inoltre è stato sempre lui a far arrivare in anticipo le buste paga dei dipendenti.
- Quindi non avete sospetti su Valle?
- No, non ci sono motivi per pensare che sia coinvolto...
- Non le sembra un movente un po' troppo risicato? Intendo dire, un uomo nella posizione di Salinas, che bisogno avrebbe avuto di fare una cosa del genere?
- Beh... pensiamo c'entri il furto alla villa... perchè è una delle ville di famiglia, più precisamente della famiglia della moglie di Salinas...
- Non capisco...
- Oltre ad una certa somma era stato rubato un quadro che non stato ritrovato durante le indagini dell'epoca. Il quadro in questione è di inestimabile valore, e abbiamo motivo di pensare che il ricavato della vendita si trovasse nella cassaforte... Perchè guarda caso il quadro è stato ritrovato un paio di settimane fa nel covo di un contrabbandiere di opere d'arte che fa la spola tra l'Italia e gli Emirati Arabi; l'uomo era nel mirino dei finanzieri da tempo ma è riuscito a scappare, così hanno rinvenuto il quadro ma noi non abbiamo il nodo di collegamento tra Vardel e il direttore...
- Quindi lei pensa che la rapina fosse un modo per cammuffare una truffa?
- Diciamo un doppio colpo o anche triplo. Fingendo la sua morte, e lasciando che suo figlio fosse arrestato con parte della somma, Vardel è stato libero di muoversi e di organizzare il resto. Noi non avevamo nulla su cui indagare e abbiamo dovuto sospendere le indagini.
- Che gran figlio di buona donna...
- Già... rivendendo il quadro Salinas e Vardel avrebbero avuto un bel gruzzolo, ma crediamo che il direttore Salinas avesse ed abbia ancora in mente altro... Inscenando la rapina proprio in quel momento e con rapinatori di dubbia capacità probabilmente volevano distogliere l'attenzione dall'altro obiettivo: le polizze assicurative per incendio e furto del supermercato. sommando a grandi linee, incassi, buste paga, quadro e polizze arriviamo ad un totale di circa tre milioni di euro... E con lei e suo figlio in qualche modo coinvolti c'era la forte possibilità di farla franca spostando su di voi i sospetti... o almeno avrebbe dato loro il tempo di sistemare le cose...
- Capisco Bruno, la sua avidità e il suo rancore verso di me ma perchè il direttore avrebbe dovuto arrivare a tanto?
- Perchè naviga in cattive acque. La villa e tutto il resto sono di proprietà della moglie e lui ha il vizio del gioco , inoltre risulta che abbia sottratto dei soldi modificando i bilanci della società... Matilde forse un po' ingenuamente ci ha portato sulla pista giusta quando ci ha detto di controllare meglio i nominativi della società che detiene il marchio dell'Easy Market... Probabilmente anche la mossa di Matilde nei suoi confronti serviva a far ricadere su di lei i sospetti, d'altra parte non deve amarla molto vista la sua relazione passata con il padre... Ma Matilde deve essere stata imbeccata ed istruita da qualcuno che era e forse è ancora in contatto col padre, per quello che ne sappiamo noi lei non è al corrente che il padre è ancora vivo e molto più vicino di quello che può immaginare... Ma anche su di lei non abbiamo le idee chiarissime. Le perizie psichiatriche lasciano intravvedere un disturbo della personalità ma c'è il sospetto che siano una farsa... troppe cose che non coicidono e tante che sembrano volerci portare fuori strada...
- E io come posso esservi di aiuto?
- Vogliamo che lei proceda con le perizie come di consueto senza dar adito a sospetti e che ci contatti per ogni singola richiesta che le verrà fatta dalla società, in particolar modo da Salinas, così, quando sarà il momento di liquidare il tutto, faremo in modo di tracciare il percorso che prenderanno i soldi, anche perchè non è escluso che Vardel, con la sua innata avidità, non tenti il colpo della vita prendendosi anche quelli. Inoltre sapendo che si aggira nei paraggi ma non conoscendo la sua nuova identità dovrà prestare molta attenzione ai gesti e alla voce di qualsiasi persona le si avvicini, dobbiamo essere sicuri della sua identità e prenderlo al momento giusto.
- E quando potrò vedere mio figlio?
- Spero al più presto, ma sappia che è al sicuro, fuori dalla portata di Vardel, così lei potrà muoversi con più tranquillità. Ma ricordi, lei, per tutti, è una madre disperata che ha perso un figlio...
- Conti pure sulla mia completa collaborazione. Sono disposta a fare qualsiasi cosa pur di vedere quel bastardo di Vardel dietro le sbarre, dopo quello che ha fatto a mio figlio, il suo stesso sangue proprio come Matilde, non ho più alcuno scrupolo...
Ma dove l'hanno trovato questo, nell'ovetto Kinder?
Certo che per me è oro – uno psicologo così neanche nelle migliori previsioni.
Gli racconto quello che voglio... e lui ci crede!
Poi fa il doppio gioco, e mi dice quello che devo dire al Commissario.
Si vuole tenere i soldi, il caro doc – un po' lo capisco, lo farei anch'io.
E il Commissario... puzza di sigaro e cuoio... dev'essere un misto tra Fonzie ed il tenente Colombo. Ridicolo.
E poi l'ipnosi... sembra papà quando non aveva soldi per fare un regalo a mamma ed ipnotizzava le commesse della profumeria - si portava a casa di tutto.
Con me l'ha fatto una volta sola, mi ha fatto dire il nome del mio primo uomo, un suo amico... per poi caricarlo di botte che quasi l'ammazza.
Da allora ho preso le mie precauzioni, so bene come non farmi ipnotizzare.
Mi piacerebbe vederlo bene in faccia, il dottore... ha qualcosa di familiare, le mani, l'odore, non capisco.
Se solo il maledetto ematoma si riassorbisse... vedo tutto così confuso. L'operazione non è servita a molto, anche se i dottori sono ottimisti.
Proprio quello che mi serviva, un buco in testa ed uno psicologo disonesto: mi vedo già in Tribunale... ma quale amante, il povero Franz era il mio fratellastro!
E giù lacrime, esami del DNA, 8 alleli in comune...
Padre morto a cinque anni? Ma no, il corpo di Vardel l'ho riconosciuto io, dall'orologio, una notte di luna di un paio d'anni fa. Dal mucchietto di ceneri che era il mio papà.
Altre lacrime.
Io facevo la commessa in prova, perché il negozio di parrucchiera non rendeva, ormai ci lavorava solo mia cugina Raffaella, chiedete in giro, ho i testimoni.
Sono stati quel disgraziato di mio fratello e i suoi compari - Salvatore e Luciano, credo che si chiamassero – a fare la rapina! Mi hanno costretta a parlare al microfono, poi hanno litigato per chi teneva i soldi, ho visto dei coltelli, allora Luciano ha sparso della benzina...
Mi hanno dato una botta in testa, e ho perso conoscenza... non ricordo più niente.
Colpo di scena, tutto sarà smontato, tutto daccapo.
Tranne la povera piccola Ilde, mezza cieca, sola, con un buco nel cranio.
Costretta in quelle condizioni a dire cose che non capisce per fare smettere quella tortura psicologica.
E i soldi, ovviamente bruciati.
Qualche giorno fa è arrivata una rosa, con un biglietto: “io ti ricordo così, il tuo sorriso i tuoi capelli, fermi come il lago” .
L'infermiera si è commossa, mentre lo leggeva mi accarezzava la testa rasata.
Lugano Addio.
Tutto come previsto. La mia pensione è in Svizzera, al sicuro.
Quanto vorrei essere lì mentre quello smonta il casco... vuoto!
Anche Lu ormai sarà molto, molto lontano. E Riccardo, se è furbo, confermerà la mia versione. O spiegherà cosa ci faceva un milione di euro nella sua cassaforte...
Chissà se il mio corriere si è ricordato della vedova del povero Saverio: se non ci fosse stato lui, a consegnare il denaro al mio uomo...
L'unica cosa che mi chiedo è come ho fatto ad uscirne.
Mi hanno trovata nel retro del negozio della Raffy, ma lei non sa niente, dice che c'era casino e non ha sentito.
Ma non la racconta giusta: dopo l'esplosione qualcuno ha buttato giù la parete e mi ha tirata fuori.
Ma chi?
E che fine ha fatto Marcolino?
- Mamma! Dove sei?
- Giovanni! Sono qui, dimmi! Ommioddio pensavo che non avrei più sentito la tua voce...
- Mamma non ti vedo! Cos'è successo? Dove mi trovo?
- Calmati... è per via della benda che hai sugli occhi, hai riportato varie ferite agli organi interni e alcune bruciature, temevamo il peggio...ora sei nel reparto rianimazione dell'ospedale
- Ma perchè sono qui, cos'è successo?
- Non ricordi nulla?
- ...ero al lavoro, stavo sistemando il banco... non ricordo altro...
- C'è stata una rapina nel supermercato...
- Una rapina? Ma come... quando?...
- No, non affaticarti... non importa se non ricordi, credo sia normale dopo quello che hai passato, vedrai col tempo ti verrà in mente...
- Dimmi cos'è successo...
- C'è stata un'esplosione. Alcuni agenti stavano cercando di tagliare la grata nel sottopassaggio con la fiamma ossidrica mentre altri cercavano di entrare dalle condotte dell'aria condizionata... forse una fuga di gas... non lo so non mi hanno detto niente... ancora non è chiaro... i vigili del fuoco sono intervenuti e vi hanno portato fuori... alcuni non ce l'hanno fatta...
- Mamma! Riccardo... come sta Riccardo?
- Piuttosto malconcio anche lui, ma si sta già riprendendo...
- Da quanto tempo sono qui?
- Tre giorni, tre lunghi, interminabili giorni...
- C'era altra gente? ...Matilde, mi ricordo che era alla cassa... e Saverio... e... sì, ora ricordo i rapinatori, erano in tre... ma è tutto così confuso...
- Non so niente di loro e nemmeno di Matilde, appena ti hanno tirato fuori da quell'inferno sono salita con te sull'ambulanza e non me ne sono mai andata...
Un lungo silenzio interrotto solo dai pensieri... mi tornano in mente scene e dettagli... Matilde al telefono... il volto del commissario... l'esplosione... il fuoco, fumo... un vero inferno nel quale ho creduto di averlo perso... l'ansia durante la rapina... il terrore di riconoscere in uno dei corpi senza vita mio figlio... la speranza che si è riaccesa quando mi hanno detto che era ancora vivo... e di nuovo la paura che non ce la facesse... le ore passate dietro al vetro di questa stanza senza riuscire a staccarmi... e la stanchezza...
Prendo la mano di Giovanni e mi siedo accanto a lui, appoggio la testa sul letto e mi sembra di essere invecchiata di cent'anni...
- Mamma.... sarai stanca... perchè non torni a casa a riposarti?
- C'è tempo per riposarsi. E comunque mi hanno dato un letto in una stanza accanto in questi giorni... ero così in ansia per te che non sarei riuscita a dormire ugualmente... Ma ora sei fuori da quell'inferno e fuori pericolo... presto ti riprenderai e avremo tempo per parlare... stai tranquillo, andrà tutto bene...
...Si è assopito... il respiro è più lento ma sereno... ora posso riprendere a respirare anch'io...
C'è tempo per raccontargli il resto. Di lui, di suo padre, di Matilde...
C'è tempo per rimettere insieme i pezzi e per farmi perdonare tutte le bugie che gli ho raccontato anche se per proteggerlo. Avremo tempo per tutto...
Prima o poi il commissario tornerà alla carica e vorrà interrogare entrambi. Ci saranno tante cose da spiegare e tante altre da capire, il legame con Vardel, i soldi in cassaforte... Ma ora sono qui. Giovanni è fuori pericolo e questa è l'unica cosa che mi interessa....
<<Pronto?...>>
Riccardo mi guarda, inebetito.
Lo fisso, giocherellando con la ventidue.
<<Per l'ultima volta, parla. Non fare l'eroe, non ho voglia di spararti.>>.
Scuote la testa. No.
Gli punto la pistola alla gola.
<<In cassa c'erano un milione e trecentomila euro. Qualcuno ieri notte ha fatto uno scambio, voglio sapere chi erano e che cosa hanno comprato.>>.
Sta zitto, è un osso duro. Franz gli sferra un calcio nelle costole, così impara ad essere più collaborativo.
<<Qualcosa lo posso immaginare... Vediamo... Il tuo datore di lavoro e i suoi compari... Gente pericolosa, sai? Hanno ammazzato mio padre, e ne sono usciti puliti grazie a questo posto. Dimmi cosa hanno venduto, e a chi. Ti faranno fuori comunque, non possono lasciarti in giro dopo... questo.>>
Indico la cassaforte vuota.
Riccardo tira un lungo respiro, forse si è deciso.
Un urlo di donna da fuori lo interrompe.
<<Che cazzo...>>
Corro fuori, e vedo l'impensabile.
<<Marcolino... Che ti è preso... ma... perché???.... >>
E' sotto choc, piegato su se stesso. Biascica qualcosa, una canzone. Gli occhiali appannati, lacrime che scorrono sul viso.
Punto la pistola sul gruppetto.
<<Giovanni, molla quel coltello, servirà solo a farti ammazzare. Sal, tienili d'occhio. Lu, porta il morto nel bagno. Sistemo questa cosa e arrivo.>>.
Mi chino verso Marcolino, lo prendo per le braccia e lo faccio alzare. Obbedisce come un bambino, mentre gli sussurro che l'inferno non c'è, e va tutto bene, tutto bene, tutto bene.
Lo trascino dietro al banco della frutta; mi siedo accanto a lui, gli accarezzo la testa.
Staremo tranquilli e mi dirai cosa è successo, va tutto bene, l'inferno non c'è...
L'inferno c'è, eccome, e ci investe in pieno. Passa sopra le nostre teste. Avanti, Marcolino... più veloce, striscia, alzati... corriiii!!!
Buio.
Silenzio, aghi nelle orecchie. Fischi.
Odore di sangue. Di bruciato. Di orina. Di cane.
Un peso sul braccio destro, qualcosa che si muove, respira.
Una coperta ruvida gratta sulla faccia.
Respiro piano, fa male.
Apro gli occhi, fa male.
Ancora buio.
Un fischio mi trapana il cervello, e ritorna il mondo. Latrati. Scorrere d'acqua. Phon. Musica. LaPina su Deejay.
Sorrido.
In salvo.